Importanti modifiche alla Villa all'inizio del '700
Con Donna Teresa, Villa Fidelia subisce, all’inizio del Settecento, importanti modifiche, ristrutturazioni e ampliamenti.
“La spettacolare sistemazione di Villa Fidelia si deve riferire, nell’impianto scenografico che ancora la caratterizza all’architetto Francesco Galli Bibiena il quale certamente diede forma alle idee e alle richieste avanzate dalla Grillo” (Luigi Sensi, Teresa Grillo: appunti per una biografia in Cum duobus palatiis. Teresa Grillo Panfili (Pamphilj) e l’espansione della Fidelia nella prima metà del ‘700, Provincia di Perugia 2014, pag. 42). Sempre in base alla documentazione studiata da Luigi Sensi, i lavori dell’attuale Villa si conclusero nel 1727. Appartengono sempre al progetto architettonico del Bibiena l’impianto del giardino all’italiana, collocato sopra la più alta sostruzione romana del santuario e costituito da siepi di bosso e giare con agrumi ed essenze vegetali profumate; il muro con nicchie e fontane, a monte del giardino stesso; l’ampliamento e la totale ristrutturazione della Villa seicentesca degli Urbani, che, meglio adeguandosi alla disposizione a gradoni, assume la fisionomia, in scala ridotta, della romana Villa Madama.
Succedono a Donna Teresa nella proprietà dapprima i conti Sperelli poi Gregorio Piermarini, ricco possidente terriero di Foligno.
Il Complesso, nel luglio del 1822 fu oggetto di un importante lavoro di “rimodernamento” affidato dallo stesso Piermarini all’ingegnere Saverio Andreucci.
Gli interventi più incisivi riguardarono la progettazione dei giardini e la sistemazione del parco in particolare:
- rispetto alla configurazione del 1787, il viale carrozzabile lungo il pendio (compreso tra la mostra d’acqua e l’ingresso monumentale) è stato eliminato e spostato a sinistra, dove si trova ancora oggi;
- questo intervento ha permesso di fare spazio al nuovo giardino, delimitato ai lati da una doppia fila di cipressi, con sei gradini laterali e tre scalinate centrali raccordate da siepi a forma di speroni;
- tra le prime due scalinate fu inserita la fontana mistilinea ad oggi sormontata dalla statua di Diana;
- salendo lungo il pendio, due scalinate dal profilo sinuoso racchiudono un ampio prato davanti alla facciata principale della Villa;
-un’ultima serie di gradini conduce alla mostra d’acqua, caratterizzata da una fronte rettilinea con nicchie e una fontana centrale; manca ancora il fastigio superiore, che verrà aggiunto solo nel Novecento;
- anche il giardino all’italiana assunse un'organizzazione più articolata frazionata in quattro grandi aiuole rettangolari a loro volta quadripartite, separate da viali perpendicolari;
-infine, nello spazio compreso tra il secondo e il terzo muro di terrazzamento dell’antico santuario, si distinguono chiaramente sia il lato a monte, decorato con nicchie e fontane, sia quello a valle, da cui si affacciano cinque balconi.
L’aspetto più rilevante della Villa è costituito dalle straordinarie sistemazioni esterne che hanno dato origine al giardino vesuviano d’ingresso, al galoppatoio, al giardino all’italiana e al parco col boschetto di cipressi.
Il giardino barocco (o vesuviano)
Con Gregorio Onori Piermarini, viene realizzato lo scenografico giardino vesuviano chiamato anche giardino barocco, che si sviluppa lungo il ripido pendio, organizzato su sei gradini laterali e tre scalinate centrali raccordate da siepi di bosso sapientemente modellate.
La fontana
La composizione, rafforzata da una fontana a esedra, collocata in posizione centrale, a corredo una statua raffigurante Diana Dea della Caccia; la parte più alta è chiusa dall’elegante quinta che nasconde la cisterna ed è abbellita da nicchie e sormontata dall’orologio. I muri dei terrazzamenti sono ornati con nicchie e balconi.
Il giardino all'italiana
Di più antica progettazione è il giardino all’italiana, risalente al XVIII secolo, situato sul retro della Villa.
La ristrutturazione fu voluta da Donna Teresa Pamphili Grillo; si presenta di forma rettangolare stretta e lunga (circa 150 metri), è suddiviso in quattro grandi aiuole bordate da siepi di bosso e a loro volta ripartite in altre quattro aiuole più piccole. I parterres erbosi interni erano totalmente occupati da roseti.
Da uno studio fatto, è emerso che le aiuole interne sono formate da piante antecedenti il 1920 mentre le aiuole esterne risultano di origine più antica.
Una grande quantità di vasi di agrumi ornano i bordi del giardino che in primavera si arricchisce del loro inebriante profumo. Il margine rivolto a monte è alberato da filari di cipressi, principali protagonisti della composizione che comprende anche il bel parco ed il fitto boschetto di lecci.
Il muro del giardino era coperto di rose, di cui rimangono alcuni esemplari, le pareti hanno ancora nicchie che ospitavano statue e al centro fontane d’acqua. Un muro che svolge la funzione di sostegno del terrazzamento superiore e nello stesso tempo ha una grande funzione decorativa.