Organismi di Parità - Presentazione
Promuovere e/o rafforzare, da parte delle Autonomie locali, la presenza di Organismi di Parità diventa imprescindibile al fine di attuare i principi di pari opportunità e di uguaglianza sostanziale uomo-donna in ogni ambito della società e di incorporare la dimensione delle politiche di genere nel complesso delle azioni di governo locale e regionale, anche alle luce delle recenti riforme costituzionali (legge costituzionale 3/2001 e modifica art. 51 della Costituzione italiana “omissis .. a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti pari opportunità uomo-donna”).
Promuovere la cultura e le politiche di genere specie sul versante occupazionale, della rappresentanza femminile nelle istituzioni e nei luoghi della “decisione” (mainstreaming) non può che diventare, infatti, prerogativa delle autonomie locali per affermare “principi” ma anche, e soprattutto, per sviluppare condizioni effettive di pari dignità e pari opportunità tra uomini e donne in un’ottica non di “tutela” della donna ma di valorizzazione della “differenza di genere”.
Se da un lato i principi delle “pari opportunità” vengono ormai assunti come valori fondanti del cambiamento e di una nuova cultura di governo delle istituzioni, dall’altro si evidenzia, ancora, una difficoltà oggettiva nel tradurre tali principi in azioni concrete di intervento, in un contesto in cui le “Azioni Positive” diventano tali solo se riescono a modificare gli aspetti della realtà, siano essi di natura politica, culturale o comportamentale che di tipo organizzativo/normativo.
Ciò significa affermare, in un’ottica di “sistema”, il valore fondante della trasversalità delle politiche di genere connesse al cambiamento della pubblica amministrazione e favorire una più ampia apertura di orizzonte sulla tematica delle pari opportunità come diritto alle “identità differenti”, come sviluppo di risorse, capacità e potenzialità personali di donne e di uomini.
Gli Organismi di Parità hanno rappresentato e rappresentano una sede di crescita della società e di affermazione della democrazia paritaria e un luogo in cui hanno trovato e trovano espressione una pluralità di pensieri politici e di culture delle donne. Tuttavia, c’è ancora bisogno di radicare sul territorio, nella cultura politica e di governo delle istituzioni, il ruolo strategico che devono assumere tali strumenti per affermare e promuovere “azioni positive” tese al superamento degli ostacoli che di fatto, ancora oggi, impediscono la realizzazione del pieno “diritto di cittadinanza” delle donne.
Si tratta, quindi, di dare più forza a tali Organismi ribadendo la loro strategica importanza a livello locale attraverso:
- il loro riconoscimento istituzionale negli Statuti comunali;
- la disponibilità di risorse umane, finanziarie e strumentali adeguate;
- il collegamento sempre più stretto fra i Governi nazionali e locali con le istituzioni di parità.
E’ evidente come l’obiettivo diventa anche quello, alla luce della riforma delle politiche e degli Organismi di parità, di contribuire a costruire, a livello provinciale e regionale, il “sistema rete”:
- che sia strumento di sinergia tra i diversi organismi di parità a tutti i livelli;
- che dia visibilità e incisività al lavoro di ciascun organismo;
- che contribuisca al radicamento degli organismi di parità nel territorio e consenta l’interpretazione di nuovi bisogni e la valorizzazione delle nuove competenze delle donne;
- che dia forza ed efficacia nel rapporto con gli Esecutivi nazionali, regionali e locali (Ministeri, Dipartimenti, Assessorati, Consigliere di Parità), affinché il punto di vista di genere si affermi in tutte le politiche di governo locale e regionali e per rendere effettivi i principi di uguaglianza e accesso alla rappresentanza democratica e ai poteri decisionali.
In questa direzione, è altresì opportuno ribadire il ruolo e le funzioni importanti che assume oggi anche la nuova figura della Consigliera di Parità (Art. 3 – D.lgs 23 maggio 2000 n. 196), come supporto necessario a realizzare ogni iniziativa (Progetti, Piani di azioni positive, politiche attive per il lavoro ecc.) utile all’affermazione dei principi di pari opportunità e al raggiungimento degli obiettivi posti dagli organismi di parità e non solo.
Su questo fronte, grazie anche al forte impegno dell’UPI nazionale, è stato istituito un Fondo nazionale per le attività delle Consigliere di Parità (ai sensi dell’art. 9 del D.lgs 196/2000) da ripartire tra le Regioni e le Province in base agli accordi e alle modalità di organizzazione/funzionamento e di indirizzo generale per l’espletamento delle funzioni delle stesse Consigliere, stabiliti dalla Conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali.