I.4.4
I sistemi insediativi e l'armatura urbana. (scala 1:100.000)


I SISTEMI INSEDIATIVI E L’ARMATURA URBANA

Il sistema insediativo nella provincia si è storicamente caratterizzato attraverso varie tipologie di insediamenti con trame relazionali differenziate, la cui ossatura è stata, fino ad anni recentissimi, la viabilità antica, preromana e romana con alcune integrazioni sei-settecentesche, trasversali rispetto ai principali sistemi vallivi nord-sud, lungo le quali sono sorti e si sono sviluppati gli insediamenti più recenti. La marginalità di questi collegamenti ha favorito il riaffermarsi di un sistema insediativo fortemente articolato, diffuso e caratterizzato da elementi di complementarietà al proprio interno; la varietà delle situazioni geomorfologiche ha provveduto poi a ampliare il quadro delle tipologie insediative e delle culture a queste collegate.

Recentemente comunque, la struttura insediativa della provincia, come quella della regione Umbria, ha visto consolidarsi fenomeni di concentrazione sulla tradizionale rete policentrica. Tale fenomeno si presenta in modo contraddittorio: con i caratteri relativi a potenzialità di agglomerazione ancora non del tutto consolidate e con le caratteristiche originarie non del tutto perdute; con la simultanea presenza dei caratteri di partenza e di quelli di arrivo. In tutto ciò è venuto a scomparire il carattere del policentrismo diffuso quale elemento caratterizzante il territorio provinciale e, con esso, l’idea della città-regione.

Di questa situazione fortemente dinamica, il tematismo intende fornire un’istantanea, rappresentando il sistema degli insediamenti urbani e la loro armatura, vale a dire la distribuzione delle attrezzature urbane, dei servizi di interesse generale e dei luoghi della produzione.

Sono stati pertanto considerati i tematismi relativi all’istruzione secondaria, alle strutture culturali (teatri e musei), alla pubblica Amministrazione, alle strutture sanitarie ed inoltre alla rete infrastrutturale principale su cui si appoggiano la grande distribuzione commerciale, il sistema delle grandi aree industriali e la distribuzione sul territorio delle attrezzature turistico-ricettive, siano esse alberghiere o extra, come ad esempio quelle agrituristiche, fornendo un quadro complesso del sistema insediativo.

La distribuzione delle attrezzature urbane oltre a rispecchiare naturalmente la configurazione del territorio nei sistemi subregionali, fornisce di questi sistemi una immagine assai diversificata relativamente alla dotazione ed alla natura dei servizi, evidenziando una sperequazione in alcuni casi assai forte tra le diverse situazioni. Tale fenomeno è poi assai più forte allorché si trattano i temi tradizionalmente meno soggetti alla gestione pubblica del territorio, vale a dire i servizi del terziario, ed in particolare la grande distribuzione e le attività ricettive. Se infatti gli istituti di istruzione media superiore risultano presenti in 21 centri della provincia (nel 35 % dei comuni), 18 sono i comuni che dispongono di strutture ospedaliere, sia pure di diversa dimensione e capacità di prestazioni (30%) e 9 sono i comuni che hanno almeno un servizio di pubblica amministrazione o previdenziale con ruolo sovracomunale (15%), la grande distribuzione commerciale risulta sostanzialmente tutta localizzata nella fascia di massima concentrazione insediativa tra Magione e Bastia Umbra, lungo l’asse della S.S.75bis, in prossimità di Perugia. Si tratta di due sistemi localizzativi che in maniera emblematica rappresentano i due scenari in atto: da una parte il rafforzamento dei sistemi territoriali basati sull’assetto geomorfologico, sul policentrismo e sulla “tradizione” derivata da quell’assetto e caratteri, dall’altra l’esito dei fenomeni di trasformazione degli assetti insediativi ed il riconoscimento del ruolo portante, dal punto di vista commerciale e degli scambi in genere, delle aree della concentrazione, sostenuta da condizioni favorevoli di mobilità ed accessibilità.

Il quadro degli insediamenti produttivi presenta, anch’esso, una realtà articolata: la consolidata diffusione di strumenti urbanistici previsionali, siano essi PRG o Programmi di Fabbricazione, ha favorito, con il ricorso alla zonizzazione delle destinazioni d’uso e grazie ad una scarsa attitudine –specie nei Comuni di più piccole dimensioni- alla pianificazione attuativa, il nascere di zone artigianali ed industriali in maniera indiscriminatamente diffusa, di bassa qualità progettuale ed insediativa e, spesso, con una capacità di relazionarsi verso l’esterno inesistente e un’accessibilità piuttosto scadente; l’esito che ne consegue sono aree produttive parzialmente o affatto urbanizzate, per grande parte inattuate, che bloccano la sia pur debole offerta di investimento, impegnano il territorio con il disagio urbanistico creato ed il mercato immobiliare con un’aspettativa di trasformazione improbabile.

Parallelamente al diffondersi di tale modello insediativo produttivo i piani hanno calato su un sistema territoriale direttamente ereditato dalla tradizione agricola mezzadrile, si sono invece fortemente consolidati alcuni poli produttivi posti in posizione favorevole nei principali sistemi vallivi e lungo le principali direttrici viarie, tanto da saldarsi in sistemi pressoché continui di dimensioni regionali (Magione-Perugia-Bastia, Foligno, Spoleto) o configurare polarità di rilievo comunque intercomunale (Fossato di Vico-Gualdo Tadino, San Giustino-Citta’ di Castello, Deruta-Torgiano-Bettona) in vario modo collegate tra loro e con i primi.

Ancora, in posizione più esterna rispetto alla fascia della grande concentrazione, si riconoscono alcuni insediamenti di consistenza significativa e con forte ruolo locale (Marsciano e Todi nella Media Valle del Tevere, Piegaro e Paciano nell’area a sud del Tra-simeno).

Le attività ricettive

Il quadro delle attività ricettive alberghiere ed extralberghiere è stato desunto dalle pubblicazioni regionali che elencano annualmente l’offerta di ricettività e di servizi sull’intero territorio regionale.

Per quanto riguarda le attività agrituristiche sono stati esaminati i dati relativi al 1996 e quelli del 1998 per avere un quadro sulle tendenze di localizzazione di tali attività e degli investimenti che queste richiamano; questo quadro è  stato inoltre verificato con i dati relativi al 2000.

Analogamente l’offerta di ricettività alberghiera o paralberghiera è stata analizzata in base ai dati regionali del 1998 e del 2000, considerando per ciascuna categoria il numero delle aziende ed i posti letto.

La localizzazione delle attività è riferita alle località (centri e nuclei), mentre per la classificazione si è fatto riferimento alla normativa regionale.

Sull’attività agrituristica, la cui diffusione è relativamente recente in Umbria, permane e si potenzia il forte trend di crescita che era stato già segnalato sul territorio provinciale. Nel 1998 risultavano 48 i Comuni -su 59- con al loro interno almeno una azienda agrituristica e dal ‘96 al ‘98 vi è stato un incremento di oltre il 27% per quanto riguarda le unità aziendali e del 31% per quanto riguarda i posti letto, che nel 1998 appunto assommavano a 3.481. Nel 2000 il numero dei Comuni che vantano almeno una struttura agrituristica è salito a 51, con un incremento ulteriore, rispetto al 1998, del 57% per le unità aziendali e del 65% per i posti letto offerti che oggi hanno raggiunto la cifra di 5.742.

26 Comuni hanno avuto, in questo ultimo biennio, una crescita superiore al 50%; a quelli che hanno confermato la loro capacità di crescita in termini di ricettività agrituristica, mantenendosi oltre quel valore di crescita già riscontrato nel periodo precedente (e che sono Bevagna, Città della Pieve, Gualdo Tadino, Massa Martana, Perugia, Piegaro, Torgiano, Valfabbrica), si sono aggiunti numerosi altri: alcuni nuovi al fenomeno,  per lo più nelle zone più  esterne, altri ancora che hanno avuto un’ulteriore spinta di accelerazione proprio dall’avvenuto consolidamento  delle attività già impiantate (   ).

La crescita delle aziende, ma soprattutto dei posti letto è una costante che si riscontra sull’intero territorio provinciale, anche se poi viene confermata la presenza di aree particolarmente specializzate.

Infatti la distribuzione delle aziende agrituristiche non è omogenea sul territorio provinciale benché quest’ultimo presenti in modo diffuso condizioni e caratteristiche ambientali senz’altro favorevoli. Pur con l’incremento avutosi nel periodo 1998-2000, enfatizzato nelle tabelle dai valori percentuali, di fatto l’attività agrituristica è assente dalla Valnerina (nel ‘98 una sola azienda è segnalata a Norcia) mentre è fortemente diffusa nella Valle Umbra, nell’area del Trasimeno e si sta affermando ora nella zona dei Martani sia sulle pendici occidentali Massa Martana e Giano dell’Umbria- che settentrionali- Gualdo Cattaneo, Montefalco. Un’area di consolidata presenza è il sistema alto collinare tra Perugia e Gubbio.

Dal punto di vista della dimensione aziendale a cui l’attività agrituristica fa riferimento, il fenomeno assume forme diversificate ed in qualche modo contrastanti. In alcuni casi, quasi sempre in presenza di aziende assolutamente modeste per superficie disponibile (2-5 Ha) e nelle località interessate dai principali itinerari turistici o ad esse assai prossime, il carattere dell’ospitalità rurale rappresenta l’elemento dominante dell’azienda che si pone in tal modo in un ruolo di stretta interrelazione ed integrazione con la ricettività alberghiera tradizionale espletata soprattutto in ambito urbano o lungo le principali arterie viarie; così la struttura agrituristica si accosta ed intercetta i flussi turistici che esistono a prescindere da essa e svolge comunque una importante opera di manutenzione e rafforzamento della qualità ambientale circostante. In altri casi, con aziende che dispongono di notevoli estensioni poderali e che sono per lo più collocate in ambito agroforestale, l’attività ricettiva è una delle articolazioni della attività aziendale spesso indirizzate in produzioni sia di tipo industriale che tradizionali e pertanto l’offerta di servizi è più completa e spesso di qualità. In modo particolare questo secondo tipo di aziende è localizzato nella fascia centrale della provincia, a contatto con i sistemi montuosi, ma anche ben servita dalla viabilità statale: la parte a nord ed a est del Peglia con la Marscianese e la Pievaiola, la zona attorno al Monte Tezio ed al Monte Acuto ben collegata alla E 45, la fascia collinare attorno ai Martani ed a sud del Subasio, compresa tra la E 45 e la S.S.75. Si tratta per lo più di zone contigue alle aree della “concentrazione” nelle quali questo tipo di aziende agrituristiche, assai di più che quelle di piccolissime dimensioni, possono svolgere, ed in alcuni casi già svolgono, una azione di allentamento della concentrazione e di riequilibrio funzionale a carattere territoriale, e creano le condizioni per nuove centralità basate sulle potenzialità e le qualità del territorio, sia riferite alle risorse ambientali o storiche, che a quelle vegetazionali, faunistiche e comunque legate ai caratteri morfologici e paesaggistici, ma soprattutto sulle capacità imprenditoriali delle aziende.

Per quanto concerne le attività alberghiere, la prima osservazione che si impone è relativa alla loro scarsa diffusione sul territorio provinciale ed alla concentrazione di queste in particolari ambiti: si tratta di ambiti

legati soprattutto al turismo religioso (Assisi e Cascia), ma non solo, in quanto una notevole concentrazione si riscontra anche a Perugia rispecchiando in tal modo il ruolo del capoluogo regionale che oltre a essere da molto tempo un centro culturale di importanza internazionale (due università, eventi culturali di grande risonanza) ha concentrato su di sé negli ultimi tempi funzioni ed attività rare del terziario.

I centri con la maggiore capacità ricettiva sono Assisi (3.611 posti letto), Perugia (3.351) e Spoleto (1.111), che nel loro insieme rappresentano il 45% dell’offerta complessiva Provinciale (17.971); Perugia presenta una tipologia di alberghi diversa rispetto a quella più diffusa nella provincia per quanto riguarda la dimensione (una media di oltre 70 posti letto per struttura ricettiva in Perugia, una media di 44 posti letto per struttura ricettiva ad Assisi). Undici sono i comuni con oltre 10 esercizi alberghieri (19%): oltre ai tre centri sopra ricordati, si tratta di Cascia, Gubbio, Norcia, Città di Castello, Passignano sul Trasimeno, Foligno, Bastia, Magione, ed in essi si concentra il 77% dell’offerta complessiva provinciale.

Ad eccezione di Bevagna, Castel Ritaldi, Cerreto di Spoleto, Monte Santa Maria Tiberina, Paciano, Poggiodomo, Scheggino, Vallo di Nera e Valtopina, i capoluoghi di Comune dispongono tutti di almeno un esercizio alberghiero, ma solo 15 ( il 21%) hanno un albergo in più di due località all’interno del proprio territorio e solo 7 (il 14%) in più di quattro.

Anche se con un peso specifico non rilevante dal punto di vista quantitativo, la presenza e la crescita di “Country houses” o di “Residenze d’epoca” conferma la tendenza ad una specializzazione delle strutture nelle zone interessate dalle più diffuse forme di informazione turistica e dove l’attività agrituristica ha già raggiunto un buon livello di consolidamento (la Valle Spoletana tra Perugia, Montefalco, Trevi e Spoleto, Gubbio, la Media Valle del Tevere con Marsciano e Todi, Deruta, Corciano).

Il dato dell’offerta complessiva di ricettività fornisce un’immagine della provincia in cui la presenza di aziende e strutture ricettive investe la quasi totalità del territorio senza però essere ancora adeguata alle sue effettive potenzialità di attrazione turistica culturale ed ambientale. Un ulteriore sviluppo dell’attività agrituristica e la sua diffusione nelle zone di maggiore marginalità insediativa potrà ridurre questo deficit ed al tempo stesso rafforzare l’opera di presidio e tutela del territorio e delle sue risorse.

Ricadute operative

L’esame dell’armatura urbana sul territorio provinciale offre la opportunità di verificare la condizione del rapporto tra insediamenti e territorio circostante per quanto riguarda le attrezzature ed i servizi e di individuare i nessi delle loro interazioni.

Tale esame ha evidenziato il forte processo di concentrazione fondato in primo luogo sul sistema infrastrutturale vallivo che, oltre ad essere quello storicamente consolidato, ha di recente stimolato la formazione di politiche insediative sia produttive che terziarie basate sull’accessibilità e, in secondo luogo, sul ruolo sempre più forte che la città di Perugia ha assunto nei confronti dell’intero assetto della Regione.

Una concentrazione che in alcuni ambiti particolari, quali la fascia più strettamente connessa alla città di Perugia, ha raggiunto livelli di guardia tali da causare situazioni difficilmente governabili soprattutto per quanto riguarda l’accessibilità e la sicurezza (vedi elaborato I.1.2.), mentre in altri, dove i livelli raggiunti sono ancora modesti, costituisce un fattore di efficace vitalità.

Se le attività manifatturiere ed il loro indotto, insieme a quelle della grande distribuzione, tendono necessariamente a concentrarsi seguendo un percorso analogo a quello della residenzialità, vi sono attività e servizi che mostrano una tendenza del tutto diversa e suggeriscono immagini di diffusione collegate a forme nuove di sviluppo. Le attività ricettive, che rappresentano una vera risorsa per il territorio della provincia, rilevano un trend in espansione e, specie per il settore agrituristico, interessano ambiti assai vari del territorio provinciale e soprattutto quelli non toccati dai fenomeni della concentrazione e dalla specializzazione di altri settori. La diffusione è quindi la chiave provinciale della ricettività, come è dimostrato dai dati, e le attività ricettive insieme all’indotto del turismo possono costituire uno dei sistemi portanti la struttura economica umbra e la conferma o l’innalzamento del livello qualitativo degli insediamenti in  questa provincia.

Il trend delle attività agrituristiche è ora decisamente positivo, ma ancora le potenzialità del territorio sono in larga parte inespresse: intere aree della provincia, pur avendo a disposizione un patrimonio edilizio storico di prima qualità, che fa sistema con un patrimonio naturalistico eccezionale, risultano attualmente prive di qualsiasi struttura di ricettività diffusa ed al tempo stesso presentano una capacità di ospitalità alberghiera di tipo tradizionale, che con difficoltà riesce a stare in linea con le prestazioni standard oggi richieste. Una integrazione tra strutture ricettive tradizionali nei centri principali e strutture agrituristiche nelle aree prevalentemente agricole, con un livello di servizi avanzato, può costituire un supporto significativo per politiche di sviluppo che coinvolgono le aree del policentrismo e, soprattutto della delle attività ricettive nel territorio diffuso è anche sostenuto dalla importante rete di infrastrutturazione viaria storica e può inoltre avvalersi del sistema di attrezzature culturali, soprattutto storiche, che caratterizzano il sistema insediativo provinciale consentendone per altro un più generalizzato e permanente utilizzo.

 

La valorizzazione del patrimonio storico passa innanzitutto per la conoscenza e la conservazione e quindi il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Perugia ha, in primo luogo, sviluppato un’azione di raccolta dati al fine di formare un quadro del patrimonio storico architettonico di rilevanza territoriale contenente indicazioni relative allo stato di conservazione, all’uso attuale, al rischio urbanistico, da mettere a disposizione dei Comuni. Questo quadro caratterizza la natura di quel territorio, ma assume anche un valore strategico in quanto afferma che su questi caratteri identitari sarà possibile costruire uno sviluppo; si afferma quindi che la pianificazione urbanistica dei comuni dovrà rendere conto di questi elementi di pregio sul territorio e soprattutto delle relazioni che tra essi si realizzano (patrimonio edilizio, viabilità, paesaggio).

Il nodo successivo è quello della compatibilità tra la forma dello sviluppo previsto e la conservazione dei caratteri identitari, in una parola è quello della sostenibilità.

In tutte le aree marginali, caratterizzate da una forte rarefazione insediativa e demografica, questo risulta essere un passaggio obbligato rispetto all’obbiettivo di avviare processi di sviluppo. Lo sviluppo possibile, è quello fondato sulle qualità e le risorse locali, che, nel caso dell’Umbria sono notevoli e collegate al patrimonio storico ambientale. La conservazione del sistema è essenziale per il processo di sviluppo e tale azione di conservazione non può che essere agganciata al processo di sviluppo stesso.

Da qui deriva l’importanza attribuita al turismo rurale quale settore produttivo in grado di portare ricchezza diffusa nelle zone più marginali e che, basando il proprio esistere sull’uso delle risorse ambientali e paesaggistiche lì disponibili, ha nella compatibilità delle proprie attività la condizione del proprio sviluppo. Conservazione e valorizzazione in tal modo cessano di essere termini antitetici ed appare chiara anche la possibilità di una coincidenza fisica tra chi usa il territorio e chi ne fa la manutenzione, garantendone l’uso futuro; si ricrea in tal modo una situazione di rapporto integrato, da sistema, tra fruizione e cura, analogo per certi aspetti a quello che ha portato alla formazione di questo paesaggio di qualità.

Il tema della manutenzione del territorio extraurbano costituisce, infine, uno dei nodi fondamentali del rapporto conservazione-sviluppo del patrimonio storico diffuso e quindi anche del nesso tra turismo rurale e territorio. Anche alla luce delle recenti disposizioni legislative che rendono sempre più polivalenti le figure professionali su cui si appoggia l’attività agrituristica, una tutela del patrimonio impostata sul rigido atteggiamento vincolistico sembra sempre più inefficace: il vincolo urbanistico non funziona nei confronti di azioni che mutano gli atteggiamenti e le prospettive di un settore.

Pur non incidendo direttamente sull’aspetto fisico del territorio, questi cambiamenti di approccio rappresentano comunque significative ipoteche sulla possibilità di controllo delle trasformazioni da parte della normativa urbanistica tradizionale. E’ per tale motivo che la pianificazione territoriale provinciale di Perugia tende ad introdurre nei suoi indirizzi contenuti sempre più di relazione (un Piano fatto di regole e azioni) che legano l’attività dell’impresa (e quindi la produzione di un profitto) alla conservazione delle qualità ambientali e materiali su cui il profitto dell’impresa è in gran parte costruito.

L’attività agrituristica (o del turismo rurale) tende sempre più ad essere la forma di maggiore integrazione tra attività economica e risorse ambientali; questa integrazione probabilmente dovrà formalizzarsi in un “contratto” tra il Pubblico, che tutela quelle risorse e che, come tali, appartengono direttamente all’intera comunità e l’Impresa, che dovrà garantire nel complesso delle sue attività il mantenimento, se non il rafforzamento, delle qualità ambientali su cui costruisce la propria azione.