A.6.1
Struttura delle reti idropotabili pubbliche. (scala 1:100.000)


STRUTTURA DELLE RETI IDROPOTABILI PUBBLICHE

Il PTCP ha evidenziato, nel proprio schema strutturale, il tema dei servizi tecnologici e delle reti ritenendolo essenziale per la gestione ed il controllo dei sistemi insediativo ed ecologico-ambientale. Tra le reti, quelle degli acquedotti civili, hanno un ruolo primario.

La novità di questo assunto è assoluta nel campo della pianificazione urbanistica e lo si può verificare anche sperimentando le difficoltà che si incontrano nella ricerca dei dati per la formazione del quadro della situazione attuale: difficoltà conseguenti alla quasi generalizzata povertà di informazioni sulla qualità e sulla stessa consistenza delle reti e degli impianti a livello comunale, nonostante che la gestione degli stessi sia molto spesso ancora effettuata dai Comuni in forma diretta.

Il quadro presentato dal PTCP, per i motivi sopra richiamati, è ancora incompleto, ma illustra fin da subito questo primo dato evidente: l’assenza o la marginalità di un’azione programmatica a livello territoriale; in molti Comuni non è stato possibile disporre dei tracciati delle reti o del sistema dei pozzi di captazione e delle sorgenti utilizzate, o, ancora, di ambedue.

E’ possibile comunque, da questa prima ricognizione individuare alcune condizioni problematiche di carattere generale e locale su cui svolgere riflessioni di qualche interesse.

La ricognizione consiste nella localizzazione delle principali risorse idropotabili esistenti ed in progetto, dei tracciati planimetrici delle principali reti idriche esistenti ed in progetto, e dei principali fattori di rischio di inquinamento delle acque, soprattutto del sistema superficiale di queste, tramite la pratica della fertirrigazione . Mediante una valutazione sintetica sono state inoltre segnalate le situazioni di carenza conoscitiva, ovvero di capacità delle reti.

Sono state assunte come linee di adduzione costituenti la struttura provinciale (adduttori principali) quelle con portate maggiori o uguali a 300 litri/sec. e, come linee di adduzione locali (reti minori), quelle di portata inferiore.

Le fonti di alimentazione idropotabile e gli adduttori principali esistenti con portate maggiori o uguali a 300 litri al secondo sono:

          l’acquedotto di Nocera che, attingendo alle sorgenti di Bagnara, di San Giovenale ed ai pozzi di Cese ubicati nel Comune di Nocera Umbra, distribuiscono acqua nei Comuni di Nocera Umbra, Assisi, Bastia Umbra, Perugia, Corciano, Magione e Passignano sul Trasimeno;

          il sistema costituito dal campo pozzi di Petrignano, in parte nel Comune di Assisi e in parte nel Comune di Bastia Umbra, che attinge in acquifero alluvionale sino alla profondità di 120 m e rifornisce i Comuni di Perugia, Assisi, Bastia Umbra, Torgiano e Bettona e dal campo pozzi di Cannara, con pozzi ubicati nei comuni di Assisi, Cannara e Bettona, che attinge in acquifero alluvionale sino alla profondità di 150 m. e, oltre a servire Perugia, rifornisce i Comuni di Cannara, Corciano, Magione e Passignano sul Trasimeno;

          la sorgente Scirca nel Comune di Costacciaro che serve, tramite l’omonimo acquedotto, i Comuni di Perugia, Sigillo e in piccola parte il territorio comunale di Gubbio;

          il campo pozzi di S. Orfeto nel Comune di Perugia che serve le frazioni a nord di Perugia tramite una linea che si mette poi in rete a Ponte Pattoli ed a Cenerente;

          la sorgente di Rasiglia nel Comune di Foligno che tramite l’acquedotto Valle Umbra serve, oltre al Comune di Foligno, quelli di Trevi e Montefalco, per poi diramarsi nei Comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi;

          la sorgente di Capodacqua nel Comune di Foligno che serve Foligno e Spello con una breve linea che alimenta la rete intercomunale;

          la sorgente di Capo d’Acqua (Postignano) nel Comune di Sellano che serve i Comuni di Spoleto e di Campello sul Clitunno tramite l’acquedotto dell’Argentina.

E’ stata inoltre censita l’ubicazione di pozzi e sorgenti di captazione idropotabile e le reti idriche di adduzione di interesse locale che in alcuni casi assolvono a funzione intercomunale.

Dall’analisi risulta che l’approvvigionamento idrico per scopi idropotabili è un problema rilevante per quanto riguarda alcuni Comuni della Provincia che accusano carenze idriche e un graduale peggioramento qualitativo delle risorse idriche disponibili. 

L’analisi, che conferma, pur aggiornandone i dati, le linee riscontrate anche da altri precedenti studi a scala regionale (Libro Verde per l’Ambiente dell’Umbria –I.R.R.E.S. 1993), evidenzia come il sistema acquedottistico umbro sia ancora caratterizzato da una forte frammentarietà: a fronte di pochi acquedotti, di tipo consortile, che servono più comuni e fanno capo alle principali risorse idriche regionali, vi è un altissimo numero di acquedotti, medio piccoli o piccolissimi, che captano le acque di un numero ancora più elevato di fonti idriche, a volte non adeguate: la popolazione servita è circa il 93% del totale della popolazione residente.

Le principali fonti di approvvigionamento sono di due tipi: le sorgenti carbonatiche, diffuse nell’ambito montuoso della fascia orientale della regione, e i campi pozzi dei principali acquiferi alluvionali di pianura. Da queste vengono serviti tutti i comuni della fascia orientale e un certo numero di comuni della parte centrale e meridionale raggiunti dagli acquedotti consortili.

I comuni della fascia occidentale e della parte settentrionale della regione provvedono al loro approvvigionamento idrico da fonti locali, costituite da un gran numero di pozzi e sorgenti con portate limitate, variamente distribuite nelle fasce collinari. Fanno riferimento prevalentemente a risorse idriche superficiali solo due comuni, Castiglione del Lago e Passignano sul Trasimeno, che derivano tutto o parte del loro fabbisogno idropotabile dal Lago Trasimeno e nelle cui aree è forte la pratica della fertirrigazione per lo smaltimento dei liquami di provenienza zootecnica.  Il volume del prelievo idrico destinato al consumo civile è fortemente variabile da comune a comune; la punta massima si ha nel Capoluogo di Provincia, ove il prelievo idrico ad uso civile è compreso tra 10 e 15 milioni di metri cubi all’anno.

Il consumo netto giornaliero per abitante a livello regionale è 226 l/g (dati I.R.R.E.S., 1993), con oscillazioni tra punte minime inferiori ai 100 l/g per abitante e massime superiori ai 1000 l/g, cui si dovrebbero addizionare oscillazioni stagionali piuttosto sensibili.  La fascia sud-occidentale della provincia presenta valori medi inferiori all’intervallo guida con punte minime, in alcuni comuni dell’Umbria settentrionale, dove il consumo medio per abitante scende sotto i 100 litri al giorno. Fanno eccezione alcuni comuni che vengono serviti da acquedotti consortili.

Nei comuni della fascia orientale, più ricchi di risorsa, si hanno consumi superiori alla media regionale con valori massimi per i comuni della Valnerina dove si registrano punte che superano i 100 l/g.  La percentuale di perdite in rete media regionale è circa il 30%, quando il valore delle perdite di un sistema acquedottistico efficiente si dovrebbe contenere attorno al 10%.

Circa 2/3 dei comuni della regione dichiarano perdite in rete più elevate dell’intervallo guida 15-25%. Nella maggior parte dei casi il valore viene superato di poco (rimanendo contenuto al di sotto del 35%), ma in alcuni casi si raggiungono punte superiori al 50%. Il dato interessante è che le perdite maggiori si verificano per lo più proprio in alcuni comuni più poveri di risorsa e che soffrono di maggiori carenze.

A livello regionale, circa 2/3 dei comuni umbri presentano problemi di carenza idrica estiva più o meno gravi.  Per 37 di questi comuni i problemi si presentano ogni anno per periodi superiori ad un mese.

Le cause della carenza idrica sono di varia natura, alcune legate all’effettiva insufficienza del volume idrico immesso in rete, altre conseguenti alle eccessive perdite o alla mancata efficienza della rete di distribuzione (serbatoi con capacità insufficiente, guasti, ecc.), ma la frammentarietà delle reti comunali e la pratica di acquedotti realizzati per soddisfare in modo esclusivo le esigenze di frazioni o piccoli aggregati, costituisce, inoltre, una causa non secondaria delle situazioni di carenza idrica per l’impossibilità di azioni compensative proprie dei sistemi a rete.

Le situazioni più gravi sono ancora una volta dei comuni della fascia sud-occidentale della provincia dove, in diversi casi, la carenza idrica tocca nel periodo estivo, percentuali di utenza comprese tra il 60 e il 100%. Interessante è il dato relativo ai comuni più ricchi di risorsa, in molti dei quali viene denunciata carenza idrica estiva da una percentuale di utenti variabile tra il 10 e il 50%: questo è probabilmente l’effetto di una non adeguata gestione della risorsa.  Alcuni progetti in corso rappresentano positivi passi in avanti verso un sistema di reti che potrebbe fornire risposte adeguate alle problematiche sopra elencate; in particolare il progetto di due campi pozzi nei Monti Martani e nei Monti d’Amelia (in Provincia di Terni), da parte del Consorzio Acquedotti di Perugia, che consentirà l’adduzione da tali risorse idriche ai Comuni della Media Valle del Tevere e la sua messa in rete con l’acquedotto di Cannara. Altre opere in previsione riguardano l’adduzione dal sistema del perugino verso alcuni comuni del Trasimeno (Castiglione del Lago, Città della Pieve, Piegaro, Paciano Panicale e Tuoro sul Trasimeno). Sono inoltre indicate altre opere in previsione di interesse locale da parte dei Comuni di Città della Pieve e Trevi.

Pur nella imprecisione che deriva dall’aver assemblato cartografie e dati provenienti da varie fonti e non del tutto omogenee, è possibile rilevare la carenza di informazioni su vaste aree del territorio provinciale (Gubbio, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Montefalco, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Bevagna, Bettona, alcuni comuni della Valnerina,).  Altro limite dell’attuale quadro è la non coerenza fra le scale di rappresentazione originaria dei sistemi delle reti comunali; fattore di incompletezza sono la scala di dettaglio, la schematicità di alcune parti (comune di Sellano, Massa Martana, Valfabbrica) la non distinzione tra pozzi e sorgenti. Nel comune di Cascia è stato possibile inserire le sorgenti in quanto rappresentate nella base cartografica (sono comunque da verificare con il Comune). Per alcuni comuni le informazioni, provenienti da più fonti, si sono sovrapposte (Passignano sul Trasimeno, Torgiano, Monte Castello di Vibio) tanto da indurre a semplificare operando delle scelte, per quanto riguarda le incongruenze tra i diversi tracciati indicati dalle varie aziende di gestione, solo in parte direttamente verificate, e che comunque dovranno essere meglio controllate nel dettaglio alla scala comunale.

Per quanto riguarda le forme di gestione, è stato inoltre fatto un confronto tra la situazione attuale e quella ipotizzata dalla L.36/94 così come recepita dalla legge regionale umbra. I due ambiti territoriali ottimali (ATO), in cui è stato diviso il territorio della Provincia di Perugia, corrispondono solo parzialmente all’assetto tendenziale rappresentato dall’affermazione di due aziende di dimensioni significative e creano anche situazioni di grossa incongruenza con una suddivisione in Ambiti che non rispetta il rapporto tra distribuzione della risorsa e territorio di origine (per es. l’appartenenza del Comune di Nocera Umbra ad un ambito diverso da quello cui è fornitore principale di acqua).

 

Ricadute territoriali

Il tema si rapporta al contesto territoriale su due livelli operativi, ambedue essenziali:

1) il regolare soddisfacimento del fabbisogno idrico come condizione base per un livello qualitativo degli ambiti insediativi soddisfacente;

2) la necessità di un uso razionale della risorsa che veda nella gestione del ciclo integrato della risorsa idrica la premessa di ogni progetto di sviluppo sostenibile.

Ambedue gli obbiettivi hanno come passaggio obbligato il superamento dell’eccessiva ed inefficiente frammentazione gestionale.

Il PTCP anche in questa materia ha la possibilità di svolgere un ruolo significativo ed essenziale in quanto rappresenta di fatto l’azione di coordinamento tra i Comuni in una dimensione, quella provinciale, che è adeguata alla gestione del problema ed al tempo stesso ha la possibilità di sviluppare, assieme al coordinamento, l’azione di tutela ambientale che gli compete.

Un’azione che il PTCP dovrà sostenere e promuovere è la creazione di reti acquedottistiche sovracomunali; ciò potrà essere perseguito mediante varie iniziative, sia rivolte ai singoli Comuni che dispongono di impianti e reti antiquati e maltenuti, sia copianificando azioni di messa in rete degli impianti in modo di chiudere una maglia a livello provinciale o di Ambito Territoriale Ottimale. Si tratta di un lavoro in cui il rapporto di copianificazione con i Comuni, in campo urbanistico e territoriale, pur importante qualitativamente e strategicamente, non può che essere marginale, a differenza degli ambiti più specificamente settoriali, ove la Provincia- specie in tema di monitoraggio delle qualità delle acque e dei suoli e quindi di tutela ambientale- ha un ruolo preciso, oltre che una specifica capacità di connessione con la gestione integrata della risorsa idrica.

 

Indirizzi normativi

La tutela quantitativa della risorsa idrica concorre al raggiungimento degli obbiettivi di qualità previsti dal DLS 152/99. Il PTCP, oltre ad affermare l’importanza del tema delle reti idriche nella pianificazione urbanistica, segnala alcune esigenze che, in sede di formazione dei PRG, ritiene debbano essere considerate:

      la conoscenza delle reti e la valutazione della loro capacità di sopperire al fabbisogno insediativo deve essere un elemento non secondario nella definizione delle scelte di PRG in merito al sistema insediativo comunale. Pertanto i Comuni, in quella sede e sulla base di censimenti delle linee ed impianti, costruiranno un bilancio della risorsa in ambito comunale e per i singoli ambiti insediativi.

      La regolamentazione ed il controllo dei prelievi dai corpi idrici, per gli usi irrigui, costituisce una esigenza primaria per il bilancio idrico provinciale.  Lo sviluppo delle reti irrigue e degli invasi che le alimentano, può rappresentare un’azione di razionalizzazione dell’uso della risorsa, come può esserlo il recupero delle acque reflue depurate.

TABELLA – “FONTI”