UNITÀ AMBIENTALI ED USO DEL SUOLO
Gli studi e le analisi sviluppate nel PTCP, relativamente all’assetto paesaggistico del territorio, seguono una impostazione che supera l’approccio della eccezionalità e della singolarità a favore di una metodologia che, pur considerando i casi emergenti, li colloca e li contestualizza con riferimento a tutto il territorio provinciale.
In altri termini, si persegue una finalità volta alla definizione e messa in valore dei tratti distintivi del paesaggio provinciale, come anche delle situazioni specifiche e tipiche, ma in un quadro di coerenza contestualizzato e definito.
Si ritiene opportuno sotto il profilo metodologico definire i significati dei termini ambiente e paesaggio, utilizzati in tale approfondimento, con particolare riferimento alla definizione di paesaggio che viene assunta quale elemento fondante su cui è stato sviluppato l’approccio del PTCP ai temi paesaggistici.
Ambiente
“Del concetto di “ambiente” dovremmo dire che esso ha due significati: uno biologico, che si riferisce alle condizioni di vita fisiche (longitudine, altezza sul livello del mare, esposizione, precipitazioni, temperature stagionali, conformazione geologica del suolo e del sottosuolo, idrografia) e uno storico-culturale; secondo che in certe località prevalga la città o la campagna, l’agricoltura o l’industria o il commercio o la pastorizia; nonché secondo i costumi, le tradizioni, la morale corrente, e l’unità o la molteplicità delle confessioni e dei culti, ... E non ci vuole molto ad accorgersi che il concetto di “ambiente”, nella sua unità diversa di ambiente biologico e di ambiente storico-culturale, include in sé quello di “territorio” (non vi può essere ambiente senza territorio).
Nell’ambiente c’è il territorio, con in più la vita, la storia, la cultura: e pertanto “ambiente” e “territorio” non sono concetti ... intercambiabili; rispetto all’ambiente il territorio è la materia grezza, mentre l’ambiente è il territorio come la natura e l’uomo lo hanno organizzato in funzione della vita. ...” (Assunto, 1973).
Paesaggio
“Abbastanza facile risulterà, a questo punto, una definizione del concetto di “paesaggio” come “forma” che l’ambiente (“funzione” o “contenuto”, possiamo chiamarlo, adoperando per analogia i termini della critica letteraria e artistica) conferisce al territorio come “materia” della quale esso si serve, o meglio, se vogliamo essere più precisi: “paesaggio” è la “forma” in cui si esprime l’unità sintetica a priori (nel senso kantiano: non “unificazione” di dati recepiti separatamente, ma “unità” necessaria condizionante il loro presentarsi nella coscienza) della materia (territorio) e del “contenuto o funzione (ambiente)”. (Assunto, 1973).
In definitiva, nella chiave di lettura proposta da Assunto e utilizzata nella impostazione del PTCP, risulta che il paesaggio è il “mosaico”, ovvero il disegno complessivo che varie tessere compongono in ragione della loro natura; ne deriva pertanto che la struttura geologica, i beni storico-culturali e la città stessa, sono alcune delle tessere in cui esso può essere scomposto.
Tale lettura può anche non essere condivisa nella sua totalità, ma ciò che convince è il fatto che il paesaggio si configura come dato insieme generale e sintetico; è ossia il luogo dove le azioni antropiche ed i dati naturali trovano una loro “forma”.
Risulta infine che il paesaggio, riconosciuto come sistema di sistemi, è il luogo dove ogni trasformazione produce una modificazione della sua struttura formale preesistente.
Muove da queste premesse anche la conseguente definizione di pianificazione paesaggistica assunta ed utilizzata per l’impostazione del PTCP.
“La pianificazione del paesaggio è un processo continuo che si batte per il miglior uso da parte del genere umano del limitato spazio della superficie terrestre, conservando allo stesso tempo la sua produttività e bellezza.
Il suo scopo è di riconciliare usi del suolo competitivi e di inserirli entro un ambiente nel quale la civilizzazione umana possa prosperare, senza distruggere le risorse naturali e culturali su cui le società si sono fondate.
Basata sulla comprensione della natura e sulle potenzialità del territorio, si propone di conservare e di creare la più ampia diversità, che implica un paesaggio capace di usi multipli; in altre parole è conservazione attiva, dal momento che può comportare la modificazione responsabile dei paesaggi esistenti”. (Ferrara, 1976).
Le precisazioni di cui sopra, rendono comprensibili i passaggi logici operati nel PTCP per lo studio e la pianificazione dell’assetto paesaggistico provinciale, di cui il presente tematismo costituisce il punto di partenza su cui viene rappresentata la struttura territoriale-ambientale del paesaggio provinciale, secondo la definizione di territorio e di ambiente sopra esplicitata.
Struttura che è impostata sulle Unità Ambientali (insieme delle caratteristiche fisiche, di estensione, di altitudine, di conformazione geologica etc. del territorio), che viene relazionata con gli usi del suolo e con le attività antropiche che sottendono tali usi.
Un primo passaggio verso l’individuazione delle Unità di Paesaggio è dato dalla sovrapposizione delle Unità Ambientali con gli usi del suolo; vengono in tale maniera messi in relazione i due significati: biologico e storico - culturale, precedentemente indicati da Assunto.
Dall’individuazione delle Unità Ambientali si è proceduto allo svolgimento dell’indagine sulla evoluzione del paesaggio nel contesto provinciale, che è stata valutata sulla base delle trasformazioni degli usi del suolo ricadenti nelle Unità di Paesaggio.
Sulla definizione delle Unità di Paesaggio si tornerà in seguito, mentre è necessario premettere che esse si distinguono dalle Unità Ambientali per la considerazione degli usi del suolo che vengono ad aggiungersi alle caratteristiche ambientali già esplicitate.
Pertanto Unità Ambientali ed Unità di Paesaggio possiedono, alla scala considerata, gli stessi perimetri e le stesse denominazioni.
Il lavoro sviluppato ha ricercato le trasformazioni intervenute nel paesaggio a partire dalle situazioni di minor trasformabilità date dalle Unità Ambientali in ragione della loro stessa natura.
La metodologia di lavoro ha infatti ritenuto tali suddivisioni del territorio stabili rispetto al ristretto intervallo temporale in cui invece si è considerata la trasformazione delle Unità di Paesaggio.
Il procedimento seguito per la preliminare determinazione delle Unità Ambientali è consistito nella costruzione di una carta che ha sintetizzato componenti ambientali quali: geologia, morfologia, idrografia e altitudine.
Per la individuazione delle Unità Ambientali è stata utilizzata la carta geolitologica, mentre sono stati utilizzati i seguenti tematismi:
idrografia superficiale, con i relativi bacini idrografici sottesi nonché i rispettivi crinali; fasce altimetriche, che sono state associate alle seguenti condizioni morfologiche caratteristiche:
1. valli: da 0 a 250 m. s.l.m.;
2. bassa collina da 250 a 500 m. s.l.m.;
3. alta collina da 500 a 800 m. s.l.m.;
4. montagna oltre 800 m. s.l.m..
La sintesi dei dati sopra richiamati ha fornito una prima individuazione delle “Unità Ambientali della provincia di Perugia”. Il successivo passaggio è consistito nella clasterizzazione delle situazioni già definite, attraverso l’associazione di aree aventi caratteri ambientali ricorrenti e costituendo Unità Ambientali i cui confini sono stati definiti con riferimento a:
a) diversa geologia;
b) diversa altitudine;
c) appartenenza a diversi sistemi orografici (valli e crinali);
d) appartenenza a diversi bacini idrografici (fiumi e spartiacque).
Da tale operazione è derivata la conclusiva individuazione delle Unità di Paesaggio avendo operato la sovrapposizione e unione con la Carta di Uso del suolo.
L’uso del suolo è relativo a due diverse epoche storiche: quella antecedente alla industrializzazione agricola e quella odierna.
In specifico, l’assetto descritto nella carta dell’uso del suolo storico proviene dalla cartografia del Touring Club Italiano alla scala 1:200.000 che riporta la situazione esistente nella prima metà del secolo, mentre la cartografia dell’uso del suolo attuale è riferita al 1994 ed è stata ottenuta mediante la sovrapposizione di informazioni aventi diversa natura e attraverso un apposito lavoro di fotointerpretazione.
Tali elaborazioni hanno altresì permesso di confrontare le dinamiche che, nel tempo, hanno interessato le 112 Unità di Paesaggio, lavoro che si è poi concluso con la definizione degli ambiti di trasformazione, evoluzione e conservazione e con le conseguenti indicazioni riportate nell’elaborato A.7.1.
Occorre infine precisare che la possibilità del confronto tra i diversi usi del suolo presenti all’interno delle medesime Unità di Paesaggio è stato reso possibile attraverso un lavoro di selezione e accorpamento dei singoli tematismi che le cartografie di base proponevano.
Emerge infatti dal confronto delle due cartografie la discordanza data dalla voce “Sterili”, che non compare nell’uso del suolo storico.
Ciò è dovuto alla diversa scala e alla diversa costruzione dei due elaborati.
Tale differenza ed anche gli ulteriori aggiustamenti cui si è proceduto al fine di ottenere la confrontabilità delle due cartografie, nulla toglie alla attendibilità ed alla qualità delle informazioni trattate.
Si ricorda, infatti, che le elaborazioni successivamente eseguite avevano quale scopo quello della comprensione quali-quantitativa delle trasformazioni intervenute nel paesaggio provinciale.
Le non perfette coincidenze e le approssimazioni compiute non inficiano i risultati raggiunti, rappresentando quantità marginali e trascurabili come la stessa considerazione della voce dei terreni sterili può dimostrare.
Ricadute territoriali
Il presente tematismo, costituisce uno strumento per il raffronto delle situazioni di assetto paesaggistico esistenti nel passato, rispetto a quella attuale.
Non vi sono quindi particolari ricadute nelle politiche territoriali che possono emergere direttamente da questo elaborato, trattandosi fondamentalmente della rappresentazione di dati analitici.
Viceversa si sottolinea l’utilità, per gli Enti e le Istituzioni che utilizzeranno tali dati, di poter eseguire delle elaborazioni in cui potrà essere considerata la dinamica delle trasformazioni.
Tale considerazione è possibile, oltreché per la presenza di dati storici nell’uso del suolo, anche in ragione del formato numerico in cui tali tematismi sono stati prodotti, che consente confronti e quantificazioni.
Le valenze conoscitive che offre tale tematismo potranno essere successivamente utilizzate dalle Amministrazioni comunali negli approfondimenti che verranno condotti a livello di PRG.
In particolare potranno essere utili i confronti operati sulle 112 Unità di Paesaggio tra gli usi del suolo attuali e quelli storici; tali confronti sono riportati in specifiche tabelle (vedi Tabelle confronto uso del suolo negli Apparati) in cui vengono poste in evidenza le variazioni complessive e relative dei diversi usi del suolo fornendone anche una graficizzazione.
Si sottolinea, infine, che la struttura paesaggistica data dalle Unità di Paesaggio è il livello minimo di disaggregazione analitica del territorio provinciale compiuto dal PTCP.
Tale livello si configura, quindi, quale elemento di passaggio tra la scala provinciale e quella comunale.
Per questa ragione viene proposto che gli studi paesaggistici condotti a livello comunale dovranno avere quale elemento di riferimento situazioni paesaggistiche definite dalle Unità di Paesaggio.
Tale passaggio di scala comporterà una precisazione o modifiche nella definizione delle Unità di Paesaggio, nei limiti di una sostanziale coerenza con l’impianto generale proposto.