A.6.2
Struttura del collettamento fognario e della depurazione dei reflui. (scala 1:100.000)


STRUTTURA DEL COLLETTAMENTO FOGNARIO E DELLA DEPURAZIONE DEI REFLUI

 

Il tematismo rappresenta i principali collettori fognari civili e zootecnici, gli impianti di depurazione con la loro capacità di servizio espressa in Abitanti Equivalenti (Ab Eq), il quadro sintetico per Comune e la qualità biologica dei corsi d’acqua principali su cui sono disponibili i risultati del monitoraggio effettuato per la Regione; il quadro della struttura del collettamento fognario e dei depuratori è stato realizzato con dati del 1998, la condizione di inquinamento delle acque dei fiumi è stata definita con dati del 1995.

 

Le informazioni relative ai depuratori sono state desunte incrociando i dati del censimento effettuato presso i Comuni in occasione della formazione dei bilanci urbanistici e quelli di origine regionale (Area Ambiente ed Infrastrutture); la ricostruzione delle reti dei collettori fognari è basata sui dati comunali. Anche in questo caso, come per le reti idropotabili, la ricostruzione dei tracciati delle reti è stata assai difficile per la carenza diffusa delle informazioni che non ha consentito la predisposizione di un quadro completo ed esaustivo.

Al di là di questa carenza ricorrente, soprattutto per quanto riguarda la conoscenza delle reti, va immediatamente rilevata la particolare situazione in cui si trova il territorio provinciale caratterizzato da una fase di grande vivacità nella produzione o adeguamento degli impianti.

Nella provincia vi sono in totale 111 depuratori civili (di cui 11 in fase di ampliamento e 13 in costruzione) per una potenzialità, in abitanti equivalenti, maggiore della popolazione totale stimata al 31/12/1996 e per l’88,10% di popolazione servita. Per descrivere le caratteristiche dei depuratori è stato fatto un confronto e un aggiornamento tra i dati raccolti nei Comuni e nelle aziende municipalizzate con i dati forniti dalla Regione dell’Umbria.

Dagli elaborati è evidenziata la disomogeneità nella distribuzione e nella dimensione dei depuratori che, in alcuni casi, rispondono ad esigenze strettamente locali con disseminazione di impianti in ogni frazione (Comuni di Todi e Gualdo Cattaneo) mentre, in altri casi, hanno funzione intercomunale con consorzi di più Comuni. Questa seconda situazione, che senza dubbio rappresenta una forma più avanzata di gestione per l’economia di scala e le maggiori garanzie di efficienza che essa comporta, è riscontrabile con maggiore frequenza nelle aree interessate dai fenomeni concentrativi ed a più alta densità insediativa, ma è ancora lontano dal presentarsi in maniera sistematica in tutte le aree che richiederebbero una attenzione particolare al problema.

Attualmente (dato 1998) sono 12 i Comuni privi di depuratori o di collegamento agli impianti di depurazione contermini.

Tutti e 12 hanno una popolazione inferiore a 4.000 ab.:

8 di questi (Monte Santa Maria Tiberina, Valtopina, Cerreto di Spoleto, Vallo di Nera, Poggiodomo e Monteleone di Spoleto), sono del tutto privi di impianti per la depurazione e lo smaltimento, ma sono comuni con popolazione inferiore a 1.500 abitanti, ad eccezione dei Comuni di Piegaro e Campello sul Clitunno (con popolazione superiore a 1.500 ab. Gli altri quattro (Collazzone, Fossato di Vico, Massa Martana e Preci) hanno i depuratori in fase di costruzione.

 

TABELLA- “IMPIANTI DI DEPURAZIONE DEI REFLUI: QUADRO SINTETICO COMUNALE”

 

Alcuni Comuni appaiono invece con carenze significative per quanto concerne la depurazione dei reflui e per essi la capacità residua di depurazione è inferiore al 30% rispetto alla capacità totale; in questi casi è evidente che eventuali scelte di rafforzamento insediativo dovranno inevitabilmente considerare i riflessi che esse avranno sul sistema del trattamento dei reflui.

Si evidenzia ancora la carenza di informazioni relativa alla rete dei principali collettori fognari in due vaste zone del territorio (Gubbio - Gualdo Tadino - Nocera Umbra e Bevagna - Gualdo Cattaneo - Montefalco -Castel Ritaldi - Giano dell’Umbria).

Alla luce dei dati disponibili (“Libro verde per l’ambiente dell’Umbria”, I.R.R.E.S., 1994 e campagna ricognitiva copianificata con i Comuni), in Umbria più del 70% della popolazione residente risulta servita da impianti di depurazione, alcuni dei quali trattano anche reflui industriali o comunque provenienti da altre funzioni.  Il tipo di trattamento di depurazione effettuato varia da impianto ad impianto, in funzione delle caratteristiche e dell’entità dei reflui trattati, passando dal semplice trattamento in vasche Imhoff ( che però non sono state considerate nel censimento) ad altri trattamenti più spinti che comprendono la digestione, la denitrificazione, fino alla defosfatazione.

E’ stata già ricordata la presenza di decine di piccoli e piccolissimi impianti che, se forse motivati dalle peculiarità morfologiche ed amministrative del territorio, rappresentano situazioni probabilmente superate soprattutto per i dubbi che sorgono sulla loro affidabilità gestionale.

 

TABELLA- “IMPIANTI DI DEPURAZIONE DEI REFLUI:  QUADRO ANALITICO DELLA PROVINCIA DI PERUGIA”

Ricadute territoriali

Il Parlamento, con la legge 36/94, ha impostato una nuova modalità di gestione del ciclo delle acque attraverso l’introduzione del concetto di gestione integrata per ambiti ottimali, l’introduzione di criteri industriali con un sistema tariffario in grado di remunerare gli investimenti, la qualificazione della funzione pubblica come azione di indirizzo e controllo, separata definitivamente dalla gestione, la proposta di prime forme di federalismo cooperativo, la partecipazione e la trasparenza come elementi di sviluppo.

Malgrado il ritardo nell’applicazione di questa legge, essa ha un significato estremamente rilevante e ben al di là degli effetti settoriali:

·         essa infatti avvia un processo di industrializzazione in un settore strategico, fin qui occupato da una infinità di gestori di sistemi separati, per lo più comunali in economia, aprendovi un mercato cui potranno accedere investitori e società, pone le basi per piani di investimento necessari e consistenti per superare il gap manutentivo ed infrastrutturale, sia relativamente al sistema fogna-rio che a quello idropotabile, che potranno avere significative ripercussioni sulla politica del lavoro;

·         introduce il criterio dello sviluppo sostenibile, essenziale per una risorsa quantitativamente scarsa e qualitativamente da salvaguardare; ciò potrà avvenire con l’avvio di forme di contabilità ambientale anche ai fini della determinazione della tariffa, iniziando così ad inserire nei costi di produzione i costi ambientali, come deve essere in un processo industriale moderno.

La programmazione della risorsa, il bilancio idrico e la risoluzione dei conflitti d’uso della risorsa stessa, non può che avvenire alla scala di bacino idrografico: si tratta di una affermazione che segnala, da una parte, la difficoltà oggettiva di governare il problema allo stato attuale delle cose, per la mancanza di un Ente rappresentativo a quella scala, dall’altra, le ulteriori potenzialità operative che possono derivare da quanto mosso dalla L.36/94 raccordato alle possibilità della L.183/89.

In tale materia la funzione del PTCP è quella di operare su due obiettivi: da una parte promuovere, con un’azione di coordinamento orizzontale, l’ammodernamento degli impianti e delle reti sia in senso tecnologico che gestionale ( passaggio da gestioni comunali a gestioni intercomunali, o meglio ancora di ambito), dall’altra, con un’azione di coordinamento verticale, sviluppare la copianificazione tra i soggetti che possono dare concreti apporti ad una gestione integrata della risorsa idrica avendo su essa specifiche competenze ed, in particolare, tra l’Autorità di Bacino, titolare della legge 183/89, la Provincia, per le significative competenze in materia, ed i Comuni singolarmente o, meglio, strutturati negli ambiti territoriali ottimali.

Il D. Lgs.152/99, artt. 27-31, Capo III, “Tutela qualitativa della risorsa: disciplina degli scarichi” introduce il principio del controllo in funzione di obbiettivi di qualità da raggiungere:

a)tutti gli agglomerati devono essere provvisti di rete fognaria, nei tempi e nei modi stabiliti all'art. 27;

b)tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devono comunque essere rispettati i valori limite di emissione previsti nell'allegato 5 del decreto (art.28);

c)è vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo (art. 29) fatta eccezione per i casi previsti all'art. 27, comma 4, e dall'art. 29, comma 1;

d)è vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo (art.30);

e)gli scarichi in acque superficiali di acque reflue industriali e di acque reflue urbane devono seguire la disciplina indicata all' art.31 del decreto;

f)  È vietato l’utilizzo a fini agronomici degli effluenti di allevamento e delle acque di vegetazione dei frantoi oleari;

g)Nell’area del Trasimeno possono essere utilizzati i seguenti sistemi di smaltimento delle acque reflue:

          Per agglomerati con numero di abitanti equivalente compreso fra 50 e 2000, lagunaggio, fitodepurazione, filtri percolanti o impianti ad ossidazione totale;

          Per agglomerati con numero abitanti equivalente inferiore a 50: fosse settiche tipo Imhoff collegati ad impianti di sub-irrigazione.

Il PTCP, per i motivi di cui sopra, segnala l’esigenza che, in sede di formazione dei PRG, debba essere considerata con la dovuta attenzione la conoscenza delle reti e degli impianti di depurazione, nonché la valutazione della loro capacità di sopperire al fabbisogno abitativo. Questo deve essere un elemento non secondario nella definizione delle scelte di PRG in merito al sistema insediativo e, pertanto, i Comuni, in questa sede e sulla base di censimenti delle linee ed impianti, costruiranno un bilancio della risorsa in ambito comunale e per i singoli ambiti insediativi.

 

TABELLA - “FONTI”