A.6.4
Quadro della raccolta e trattamento dei rifiuti solidi urbani. (scala 1:100.000)


QUADRO DELLA RACCOLTA E TRATTAMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI

 

Il tema dei rifiuti solidi urbani interessa ogni livello della gestione del territorio e costituisce un momento di verifica importante della sua coerenza e correttezza.

Alla dimensione dell’area vasta, il tema può essere centrato sul rapporto tra la gestione dei rifiuti e l’uso compatibile delle risorse in un quadro di sostenibilità complessiva; le quantità dei rifiuti oggi prodotte, infatti, con difficoltà riescono oggi a rientrare, in modo naturale e non assistito, nel ciclo vitale di rinnovamento delle risorse e richiedono pertanto una organizzazione dei trattamenti basata su tecniche e sistemi che possono riattivare ed a volte anche potenziare, il ciclo naturale.

Il tema ha incisive correlazioni con il territorio: la raccolta1 che coinvolge pesantemente l’immagine urbana, lo smaltimento che può rappresentare un elemento di grande conflittualità tra le comunità locali ed Enti competenti e che ha costituito, con le discariche, una problematica di grande impatto per i rischi ambientali ed ecologici, la trasformazione2 e l’insieme delle attività ad essa collegate, che, per i grandi interessi economici che muove, ha profonde ricadute sulla gestione degli assetti territoriali.

Il tema riveste anche una specificità legata al territorio ed alle sue forme insediative e l’obbiettivo del PTCP della Provincia di Perugia è quello di individuare tale specificità per coglierne gli aspetti più problematici dal punto di vista territoriale.

L’elaborato grafico è stato costruito sulla base dei dati forniti dal 2° Piano Regionale per la gestione integrata e razionale dei residui e dei rifiuti, ancora non approvato e facendo riferimento all’attuale assetto del sistema,

formatosi sulla base del 1° Piano Regionale, approvato nel 1987, e dei suoi successivi adeguamenti e modifiche. I dati presi in considerazione sono, oltre alla rete degli impianti di trasferenza, di selezione, trasformazione e discarica, la produzione annua di rifiuti per comune, le quote di raccolta differenziata, le quote di rifiuti solidi che vengono trattati con operazioni di selezione e riciclaggio, la produzione annua di rifiuti pericolosi, sempre per Comuni.

L’elaborato segnala anche le localizzazioni delle recenti ed innovative iniziative, quali le riciclerie o isole ecologiche, che sulla base di un progetto a finanziamento europeo, denominato SUWmira, la Provincia di Perugia sta realizzando nell’area del Trasimeno; un’area pilota per sperimentare la raccolta differenziata in zone a bassa concentrazione urbana.

Su questo quadro di dati è stato costruito lo scenario delle operazioni inerenti la movimentazione dei rifiuti solidi urbani sul territorio provinciale, appoggiandolo sulla rete infrastrutturale viaria per consentire una prima valutazione della coerenza e sostenibilità del sistema.

Il Piano del 1987 (Piano Regionale per l’organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti, approvato con LR.44/78) prevedeva sette bacini nel territorio provinciale ove reperire i siti per le discariche intercomunali e gli impianti per il recupero dei rifiuti:

Bacino 1 (Perugia) con impianto di selezione e riciclaggio a Ponte Rio, con produzione di RDF, ed impianto di compostaggio e discarica a Pietramelina.

Bacino 2 (Alto Tevere Umbro) con discarica a Belladanza (Città di Castello).

Bacino 3 (Alto Chiascio) con discarica a Colognola (Gubbio).

Bacino 4 (Valle Umbra) con impianto di selezione, riciclaggio e compostaggio a Foligno (Casone) e discarica a S.Orsola (Spoleto).

Bacino 5 (Media Valle del Tevere) con discarica a Lorgnano (Todi):

Bacino 6 (Trasimeno) con discarica a Borgo Giglione (Magione).

Bacino 7 (Valnerina) con stazione di trasferenza a Sellano.

Questo Piano ha avuto una attuazione parziale che ha richiesto significative modifiche alle previsioni iniziali, apportate con DPGR 653/95, soprattutto per quanto riguarda il bacino n°1 a cui sono stati annessi i bacini 5 e 6 (Perugino, Media Valle del Tevere e Trasimeno) riducendo a cinque i sette bacini iniziali.

In questo nuovo assetto l’impianto di Ponte Rio è divenuto il principale impianto di selezione per il riciclaggio, con una potenzialità teorica di 200.000 t/a (6.000t/d) calcolata su 8.000 h/anno di esercizio; il carico effettivo così definito veniva ad impegnare, con le 149.000 t/a per 313 giornate lavorative, il 75% della potenzialità totale. All’interno di questo nuovo bacino era prevista l’attivazione di due stazioni di trasferenza, Bacanella (Magione), per l’area del Trasimeno, il Cerro (Marsciano) per la Media Valle del Tevere, delle quali solo la prima è stata effettivamente realizzata.

Analogamente non è mai stata realizzata la discarica controllata di Lorgnano (Todi).

 

“SCHEMA DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA E DEI RIFIUTI PERICOLOSI”

 

Nel Bacino 1 il quadro che emerge da questa situazione è pertanto il seguente: tutti i comuni ricadenti in questo bacino d’utenza conferiscono i rifiuti urbani all’impianto di selezione e riciclaggio sito in loc. Ponte Rio del Comune di Perugia; i sovvalli prodotti da tale impianto sono conferiti sia presso la discarica sita in Borgo Giglione (per la parte dei rifiuti prodotti dai Comuni del Lago Trasimeno, ex bacino n. 6) sia presso la discarica sita in Pietramelina (per la parte dei rifiuti prodotti dai Comuni appartenenti agli ex bacini n. 1 e 5).

La frazione organica, prodotta dalla preselezione dei rifiuti urbani di Ponte Rio, è conferita all’impianto di compostaggio ubicato all’interno dell’area di discarica di Pietramelina, per la produzione di compost maturo.

La potenzialità di detto impianto è di 150 t/d di materia organica grezza che, dopo un calo di fermentazione ed una perdita di umidità del 50%, si trasforma in 16 t/d di compost a granulometria media (umidità 30-33%), 24 t/d di compost a granulometria fine (umidità 30-33%), 34 t/d di rigetti inerti da collocare in discarica.

Presso l’impianto di Ponte Rio viene anche effettuata la separazione dei materiali dei contenitori per la raccolta Differenziata Multimateriale (vetro, plastiche, alluminio, ferrosi).

I Comuni del Lago Trasimeno, ex bacino n. 6, ad eccezione del Comune di Tuoro sul Trasimeno, utilizzano la stazione di trasferenza sita nel Comune di Magione, Loc. Bacanella. Tale stazione è realizzata in posizione baricentrica rispetto alle percorrenze degli autocompattatori adibiti alla raccolta dei rifiuti urbani e in vicinanza di infrastrutture viarie di grande comunicazione (E45).

La sua realizzazione ha minimizzato i costi del trasporto, in quanto, sono utilizzati autoarticolati con grosse portate in sostituzione dei normali automezzi di piccola e media portata e ha ridotto l’inquinamento prodotto dagli autoveicoli il cui numero è drasticamente diminuito.

 

TABELLA - “PRODUZIONE DI RIFIUTI PERICOLOSI”

 

Anche il Comune di S. Venanzo, che appartiene alla Provincia di Terni, conferisce i propri rifiuti urbani

all’impianto di selezione per il riciclaggio di Ponte Rio, mentre essendo chilometricamente molto più vicino, potrebbe conferirli all’impianto sito in Loc. Le Crete del Comune di Orvieto.

La mancata realizzazione in località “Il Cerro” del Comune di Marsciano della stazione di trasferenza, prevista dal Piano Regionale per la organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti, non ha permesso l’ottimizzazio- ne del trasporto dei rifiuti urbani dell’ex bacino n. 5 e pertanto non ha inciso sui costi di gestione e sull’inquina- mento atmosferico prodotto dai veicoli.

 

Il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti, prevedeva inoltre la costruzione in località Lorgnano di una discarica posta al servizio del bacino n.5 che non è stata realizzata.

 

Nel Bacino 2, i Comuni smaltiscono i rifiuti solidi urbani nella discarica in loc. Belladanza, talquali, senza alcun trattamento. In discarica è in funzione un impianto di captazione del biogas prodotto per la produzione  di energia elettrica.

 

Nel Bacino 3, i Comuni smaltiscono i rifiuti solidi urbani prodotti nella discarica di Colognola, talquali senza trattamenti.

 

Nel Bacino 4, i Comuni conferiscono i rifiuti solidi urbani prodotti all’impianto di selezione e riciclaggio in loc. Casone, in cui è attivo un impianto di compostaggio per la produzione di compost maturo con una potenzialità di 130 t/d per 250 giorni all’anno, con h/d.8.

La frazione secca ed i sovvalli della produzione dell’impianto sono smaltiti nella discarica di S.Orsola.

All’interno del bacino, il Comune di Spoleto si è dotato di una stazione di trasferenza per ottimizzare il trasporto dei rifiuti urbani all’impianto di Casone.

 

Nel Bacino 7, i Comuni della Valnerina conferiscono direttamente i rifiuti presso l’impianto di selezione e riciclaggio di Casone per la mancata attivazione della prevista stazione di trasferenza di Sellano.

 

La situazione nella provincia di Perugia presenta i seguenti caratteri:

- Rifiuti Solidi Urbani (RSU) raccolti: t/anno 276888

- Discariche di 1° categoria esistenti n. 5

- Centri di trasferenza: esistenti n. 2, in progetto n. 2

- Impianti di riciclaggio n. 2

- Impianti di compostaggio n. 2

Il peso dei bacini 1 (168.932 ton/a.) e 4 (57.002 ton/ a.) risulta preponderante rispetto a quello degli altri bacini, sia per la estensione che, soprattutto, per la presenza delle principali città della provincia; i due bacini producono infatti oltre l’80% del totale provinciale ed i soli comuni di Perugia, Foligno e Spoleto producono rispettivamente il 31%, il 9% ed il 6%.

Assolutamente trascurabile è la produzione del bacino 7 (Valnerina) con il 2% della produzione provinciale.

Il quadro evidenzia inoltre una estesa diffusione del trattamento dei rifiuti solidi urbani, che avviene nei

centri di Ponte Rio e Casone e che coinvolge mediamente il 54,5% della produzione complessiva, ma che nella maggior parte dei comuni oscilla tra il 60 ed il 70%, mentre indica una non altrettanto diffusa

ed affermata esperienza di raccolta differenziata, che presenta situazioni forti in alcuni piccoli centri, ma non una sistematica organizzazione.

 

TABELLA - “PRODUZIONE DI RSU”

 

Il valore medio provinciale è pari all’ 8,56% dei RSU e le punte più significative interessano comuni diversi sia per collocazione che per dimensione: se il piccolo comune di Sigillo segnala un 29,68%, Perugia rappresenta la punta più forte anche in assoluto con il 16,96% rispetto al totale della sua produzione di rifiuti, Umbertide segna il 10,94%, Marsciano il 9,01%, Todi l’8,89%, Città di Castello il 7,73%.

 

 

Ricadute territoriali

 

Il Decreto Ronchi (1997) ha per la prima volta regolamentato in Italia la materia dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed ha responsabilizzato le comunità locali affidando ad esse il compito dello smaltimento, inteso come ciclo complessivo, ed indicando la linea della valorizzazione.

Il decreto prevede il rafforzamento della raccolta differenziata, come prima essenziale riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani, che mediamente nella provincia di Perugia è oggi dell’8,56% (con punte del 29,18%), il riciclaggio della frazione secca, il compostaggio della frazione umida (residui alimentari ed organici), la termovalorizzazione del sovvallo ed infine il conferimento in discarica delle scorie e delle ceneri opportunamente trattate.

Viene così a cambiare sostanzialmente il ruolo delle discariche che non potranno più (dal 2003) accogliere il talquale o i rifiuti non trattati.

A fronte dello schema definito dal Decreto, il sistema regionale sopra descritto presenta delle carenze e degli elementi di contrasto, focalizzati soprattutto sul permanere, in alcuni bacini, di discariche (Colognola e Belladanza) prive di impianti di selezione e riciclaggio e sul non affrontare il problema delle discariche di Pietramelina e di Borgo Giglione, cui conferiscono i comuni del bacino n°1, in quanto il confinamento all’interno delle stesse della frazione secca, accelera il loro esaurimento.

Oltre al problema delle discariche e della conflittualità sociale che si origina ad ogni proposta di realizzazione di discariche controllate di tipo tradizionale, la mancata realizzazione dell’intero sistema delle stazioni di trasferenza, ed in particolare di quella di Cerro, ha inoltre creato una situazione non propriamente razionale dei trasferimenti, costringendo i comuni ad effettuare costosi trasporti che incidono in maniera pesante sui costi di gestione oltre che agire negativamente sul problema dell’inquinamento da emissioni assose.

E’ infine aperta un’altra fondamentale questione che riguarda l’effettiva chiusura del ciclo prevista dal Decreto Ronchi e che corrisponde alla termovalorizzazione dei prodotti di selezione e riciclaggio.

Attualmente le capacità degli impianti di Casone e soprattutto di Ponte Rio garantiscono il trattamento per la quasi totalità della massa di RSU provinciale e producono sia compost che frazione secca, ma gran parte di questo materiale, e tutta la frazione secca, viene poi conferito in discarica per mancanza di utilizzatori, vanificando l’intero processo.

La presenza di due centrali termoelettriche dell’Enel nella provincia di Perugia, nonché l’affermata e cospicua attività di alcune industrie del cemento di livello nazionale, forniscono validi spunti per organizzare una ipotesi di gestione integrata del trattamento RSU; le verifiche fatte con i soggetti interessati confermano la ragionevolezza e la fattibilità di questa ipotesi che prevede l’utilizzo di impianti produttivi come soggetti attuatori della termovalorizzazione.

Un ruolo importante in questo quadro è quello della centrale termoelettrica di Ponte di Ferro (Gualdo Cattaneo) con due sezioni da 70MW, la quale risulta essere nella condizione migliore per poter utilizzare anche sui tempi lunghi il combustibile derivato da rifiuti.

La Centrale di Pietrafitta (due sezioni da 35MW), invece, attualmente alimentata con la lignite proveniente dalle miniere di Bastardo, è in fase di conversione per la messa in funzione di un impianto a metano, alla cui entrata in esercizio gli attuali impianti devono essere dismessi.

La Centrale di Ponte di Ferro è invece destinata a continuare la sua produzione (regime minimo previsto 7000 ore/anno): il suo fabbisogno di combustibile è di circa 300.000 ton/anno e l’apporto di frazione secca e/ o CDR potrà essere di oltre 3000 ton/anno.

La frazione secca, se di basso potere calorifico potrà essere assunto dall’Enel a costo zero, mentre, se di buona qualità, potrà fornire anche un utile diretto.

Le possibilità di utilizzo del CDR sono presenti anche in rapporto alle cementerie, per cui nel sistema provinciale la quasi totalità dei sovvalli da riciclaggio potrà essere smaltita senza andare in discarica.

 

Lo scenario che viene pertanto proposto è quello della conversione delle due discariche di Belladanza e di Colognola in stazioni di trasferenza per il conferimento dei rifiuti agli impianti di Ponte Rio e di Casone ed all’utilizzo delle discariche solo per le scorie e le ceneri, riducendo notevolmente il loro impatto finale.

L’attivazione della stazione di trasferenza di Cerro (Marsciano) risulta essenziale per razionalizzare il trasporto del materiale che dalla Media Valle del Tevere, ed in particolare dal Tuderte, risale fino a Ponte Rio riducendone i costi e l’impatto inquinante; il collegamento della Valnerina con il centro di trattamento di Casone, potrebbe avvenire in forme diverse senza la attivazione della stazione di Sellano potendo la Bassa Valnerina ed il Casciano conferire alla stazione di trasferenza di Spoleto (Camposalese) e il Nursino ed il Sellanese direttamente a Casone.

L’estensione dell’esperienza delle riciclerie o isole ecologiche al bacino della Valnerina potrebbe infine sviluppare la raccolta differenziata anche in questo ambito di bassa concentrazione residenziale.

 

Indirizzi normativi

 

Il tema del trattamento dei rifiuti solidi urbani muove, come sopra descritto, numerose questioni che hanno significative ricadute territoriali ed il cui sviluppo attiene principalmente alle politiche settoriali della gestione piuttosto che alla identificazione dei caratteri strutturali del territorio, se non per una verifica, a priori e preliminare, delle compatibilità delle funzioni che si intendono insediare con quei caratteri identificativi.

Ciononostante, il modello sopra proposto pone alcune condizioni di carattere localizzativo all’interno del sistema, che coinvolgono la pianificazione urbanistica strutturale dei Comuni assegnando ad alcune aree delle funzioni essenziali per il funzionamento del sistema provinciale e chiedendo ai Comuni stessi di far anche proprie le problematiche connesse alla conferma o alle previsione di tali funzioni sul proprio territorio.

In particolare, le indicazioni sono le seguenti:

• Viene confermata l’opportunità di attivare una stazione di trasferenza nella Media Valle del Tevere (e la proposta della località Cerro, in Comune di Marsciano, risulta non presentare controindicazioni) per la concentrazione del prodotto prima del suo conferimento all’impianto di selezione e riciclaggio di Ponte Rio (Perugia).

• La centrale termoelettrica di Ponte di Ferro in Comune di Gualdo Cattaneo, in questo sistema assume un ruolo di grande importanza avendo la capacità di costituire, assieme alle tre cementerie della provincia, il momento finale del ciclo di smaltimento con la termovalorizzazione dei rifiuti; tale nuova funzione coinvolge, oltre il Comune di Gualdo Cattaneo, anche il Comune di Giano dell’Umbria e, per esso, la sua frazione di Bastardo, adiacente all’impianto e luogo principale di accesso e servizio.

• Il sistema delle discariche e dei centri di trattamento per i rifiuti sopra proposto, comporta una verifica delle attuali previsioni di PRG e della compatibilità di tali localizzazioni con i luoghi interessati o, comunque, delle condizioni necessarie per garantire tale compatibilità.

Pur considerando che la trasformazione di discariche controllate in centri di trattamento (selezione, riciclaggio e compostaggio) può anche costituire una diminuzione dell’azione di impatto ambientale, è opportuno che in sede di redazione dei PRG, parte strutturale, e all’interno della concertazione nelle “Unità di copianificazione”, venga verificata tale compatibilità ed eventualmente individuate localizzazioni alternative.

• La necessità di uno sviluppo diffuso della raccolta differenziata, altro elemento fondamentale per la gestione

compatibile dei rifiuti solidi urbani, in aree a medio bassa densità insediativa quali la provincia di Perugia, richiede il passaggio del problema da una dimensione settoriale a quella dell’organizzazione territoriale delle politiche insediative soprattutto negli ambiti territoriali del policentrismo e della rarefazione che necessitano di forme innovative di raccolta differenziata.

 

1 I Rifiuti Solidi Urbani (RSU) si distinguono in:

Talquali: sono quelli prelevati direttamente dai cassonetti e conferiti agli impianti di selezione per il riciclaggio o smaltimento finale.

Raccolta differenziata (RD) (compresi i RUP – Rifiuti Urbani Pericolosi): sono tutti i rifiuti che vengono collocati in vari contenitori specializzati e/o ritirati o conferiti separatamente.

Recupero da selezione per riciclaggio: si tratta del materiale recuperato nell’impianto di selezione e destinato ad impianti produttivi.

Spazzatura meccanica stradale: sono i rifiuti abbandonati o ricadenti (foglie secche) sulle vie, piazze, strade e raccolte dalle speciali macchine.

Recupero totale: costituisce la somma de tutti i materiali comunque recuperati dai rifiuti, e cioè:

- raccolta differenziata degli urbani

- raccolta differenziata dei RUP

- materiali da impianti di selezione destinati al riciclaggio.

Prodotti da impianti di riciclaggio: sono tutti i recuperi merceologici ed energetici che si ottengono negli impianti di riciclaggio presenti ed attivi nella provincia ( compost, plastica, vetro, ecc.)

 

2 Definiamo i vari tipi di impianto:

Discarica di 1° categoria: è un impianto di stoccaggio finale nel quale possono essere smaltiti:

- rifiuti solidi urbani;

- rifiuti speciali assimilabili agli urbani;

- fanghi non tossici e nocivi, stabilizzati e palabili, derivati dagli impianti di depurazione delle acque di scarico.

Trasferenza: trasbordo dei RSU da un mezzo ad un altro.

Selezione per riciclaggio: è l’impianto che tratta i rifiuti talquali, ricavandone materiali destinati al riutilizzo e sovvalli da conferire alla discarica.

Compostaggio: è l’impianto che produce compost utilizzando FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Urbani) proveniente da impianti di selezione per riciclaggio e/o frazioni organiche provenienti da Raccolta Differenziata.

Termovalorizzazione: è l’impianto che utilizza frazione secca e/o CDR (combustibile Derivato da Rifiuti) o materiali provenienti da Raccolta Differenziata, per produrre energia elettrica e/o termica.

 

TABELLA - “INCENERIMENTO: ALTERNATIVE A CONFRONTO 1000 Kg RSU”