CONI VISUALI E L’IMMAGINE DELL’UMBRIA
Nel corso del processo di adeguamento al PUT approvato con lr.27/00 ed, in particolare, nel rispondere alla attribuzione al PTCP della competenza per la localizzazione e la disciplina dei coni visuali da preservare in quanto veicolo di primaria importanza per la formazione e la conservazione dell’“Immagine dell’Umbria”, che è fondata su un particolare rapporto tra naturalità e storia e di per sé risorsa fondamentale della regione stessa, è stato costruito un repertorio di vedute ricavate da fonti che facevano riferimento a diversi generi: alla letteratura (manualistica di viaggio, guide), alla immagine pittorica (pittura e stampe), alla documentazione fotografica ed infine alla stessa normativa vincolistica specifica .
La ricerca ha assunto da subito un prevalente valore esemplificativo e metodologico e, nonostante il significativo numero di vedute indagate (complessivamente 229, di cui 109 descrizioni letterarie) e la rappresentatività delle stesse soprattutto per l’incrocio dei generi di appartenenza e per la varietà delle situazioni rappresentate, non può essere considerata esaustiva per l’intero territorio della provincia.
La scelta è stata quella di procedere, in questa prima esperienza, con la ricerca delle vedute che hanno contribuito alla concettualizzazione dell’Immagine dell’Umbria diffusa e consolidata, nel tentativo di ricostruire il processo di formazione ed il suo sviluppo a oggi introducendo il tempo come soggetto attivo del processo e coautore del paesaggio. In tal modo il tema della “visione di paesaggio” può essere inserito in un ambito più specificamente di pianificazione.
Il primo gruppo di fonti (letteratura di viaggio, guide, ecc.) ha fornito un quadro cospicuo della presenza di viaggiatori in Umbria fin dalle origine dell’età moderna, ma ha anche messo in evidenza come tale frequentazione sia stata limitata, almeno fino alla nostra contemporaneità, a percorsi canonici, marginalizzando di fatto gran parte del territorio della Provincia. Queste descrizioni, che pur nella impossibilità di essere ricondotte ad un punto di vista univoco risultano indubbiamente riferibili ad un ambito territoriale definito, hanno fornito un repertorio di immagini letterarie, d’insieme o puntuali, che ha consentito di rafforzare, specificare o correggere la lettura delle immagini indagate seguendo gli altri generi e pertanto sono state raffrontate alle immagini che descrivono quegli ambiti conseguendo la possibilità di una doppia lettura di quelle. Tra gli altri generi, il secondo ed il terzo, per la loro peculiare natura (stampe, pitture, foto), hanno consentito una ricostruzione del proprio ambito sul territorio, in modo quasi generalizzato (con qualche eccezione per quanto riguarda il materiale derivante da Cipriano Piccolpasso, incisore del XVI sec. Il quarto genere invece, anch’esso come il primo basato sulla parola scritta, ha portato a leggere la motivazione ufficiale della dichiarazione di vincolo alla stregua di un testo letterario, consentendo, alla pari dei generi iconografici, la precisa individuazione della veduta ed ha offerto l’occasione di una importante verifica sulla capacità del vincolo di sostenere la tutela.
Ricadute territoriali ed operative.
Il metodo seguito nell’analisi è basato sulla verifica della permanenza all’oggi dei caratteri paesaggistici riscontrati nella visione originaria e del grado di trasformazione avvenuta; il confronto è anche riscontro del collegamento diretto tra elementi del paesaggio e scelte insediative corrispondenti all’organizzazione della società intesa in senso complessivo. Pertanto risulta facilmente distinguibile la trasformazione coerente o funzionale ad un processo in qualche modo previsto e sostenuto, da quella a questo estraneo.
Nell’affrontare le vedute indagate, è sempre stato tenuto presente l’assunto della veduta mediata dall’immagine rappresentata: ciò ha significato che l’oggetto del riscontro è stato quella “veduta”, con il suo taglio e con gli elementi costitutivi messi in evidenza in varia misura a seconda dei generi trattati. E’ chiaro che, a seconda che si tratti di pittura o ancor più di stampe (con una sintesi a monte fatta dall’artista) ovvero di fotografie (ove la sintesi è rappresentata prevalentemente dal taglio e dall’inquadratura), la valutazione sul grado di trasformazione ad oggi potrà risultare non del tutto omogenea.
Dal punto di vista metodologico uno degli esiti del lavoro è l’individuazione, per ogni visuale rintracciata del grado di modificazione oggi riscontrabile.
Sulla discriminante fondamentale conservazione-trasformazione, sono stati individuate quattro diverse situazioni che caratterizzano la corrispondenza tra l’immagine originale ed il riscontro all’oggi: conservazione, conservazione parziale, trasformazione parziale, trasformazione. Su queste situazioni tipo, i PRG sono chiamati ad organizzare la specifica disciplina.
Un secondo esito del lavoro è dato dalle indicazioni ed indirizzi, di carattere più generale, che possono scaturire dalla analisi ed elaborazione dei caratteri territoriali su gruppi di vedute formati per ambiti o per temi. Questo lavoro di riaggregazione delle vedute esaminate ha consentito infatti di rintracciare alcuni caratteri comuni, espressamente evidenziati dalle singole immagini, spesso in maniera problematica per la loro attuale instabilità conseguente alle modificazioni subite, che segnano in modo particolare quei paesaggi e, quindi, ha portato ad individuare temi e materiali per ulteriori e più specifici indirizzi paesaggistici nei confronti della pianificazione comunale. Anche in questo caso si tratta dell’approfondimento della lettura già fatta dal PTCP per unità di paesaggio, con annotazioni particolari specifiche, anche se riferite ad ambiti di maggiore estensione rispetto alle singole vedute, che implementano la strumentazione a disposizione dei PRG e di chi si occupa di pianificazione e progettazione paesaggistica.
Indirizzi normativi
Sulla preservazione dei coni visuali la discriminante fondamentale conservazione-trasformazione fornisce un riferimento metodologico per la definizione degli indirizzi alla scala territoriale:
1. L’immagine conservata (veduta di cui viene riscontrata la conservazione dei caratteri originali). Segnala la sussistenza di elementi significativi del paesaggio storico (o antico) che, in quanto tali, acquistano un’importanza primaria nella definizione di qualsiasi processo di trasformazione. Il loro valore è strettamente collegato alla visuale individuata che va tutelata anche tramite le previsioni di PRG in rapporto al riconosciuto grado di conservazione. Il PRG riporta l’area oggetto della veduta nella propria cartografia in scala 1:10.000 e ne disciplina la tutela anche in rapporto al punto di osservazione.
2. L’immagine trasformata (veduta di cui viene riscontrata la trasformazione dei caratteri originali). Segnala la permanenza di parti minoritarie, per peso territoriale e quantità, del paesaggio storico o antico (o la loro totale assenza) ed un avanzato processo di sostituzione dei suoi elementi costitutivi. Rispetto a tale processo, il PRG dovrà prioritariamente verificare se esso è interno alle proprie linee strategiche, ovvero è il prodotto di altre dinamiche non strategicamente considerate e, di conseguenza, il PRG definirà il tipo di azione da praticare al fine di arrestare o invertire la tendenza dei processi anomali, ovvero di introdurre correttivi e mitigazioni, per quanto possibile ed in modo da recuperarne gli elementi di qualità, nel caso di processi coerenti con le scelte di pianificazione. Dell’individuazione di queste vedute oggetto di attenzione e recupero, il PRG dà conto nella propria cartografia in scala 1:10.000.
Le permanenze individuate costituiscono comunque elementi di riferimento per la pianificazione urbanistica e la progettazione paesaggistica, in quanto esemplificazione dei caratteri distintivi, nonché motivazione degli indirizzi paesaggistici del PTCP.
Ulteriori indirizzi per la pianificazione paesaggistica derivano dall’analisi comparata e per aggregazioni insediative delle dinamiche di trasformazione del territorio che evidenzia alcune situazioni-tipo critiche che la pianificazione comunale dovrà affrontare e disciplinare nei suoi contenuti paesaggistici:
• Ambiti della concentrazione. Il rapporto visivo città murata - territorio esterno, che caratterizza fortemente l’immagine storica, specialmente nelle situazioni vallive è quasi sempre perduto, negato dallo sviluppo edilizio che si intensifica ancora di più lungo le principali infrastrutturazioni d’accesso. Le poche permanenze assumono pertanto un valore eccezionale e vanno quindi conservate. La tendenza alla saldatura degli insediamenti lungo le principali infrastrutturazioni va contrastata anche in quanto comporta la negazione del controllo formale del limite della città o degli altri ambiti ecotonali; ciò comporta una particolare cura nella riqualificazione di queste aree. Risultano invece più salvaguardate le situazioni collinari in cui i sistemi insediativi tuttora presentano ampie fasce omogenee e caratterizzate da elementi del paesaggio agrario storico (fasce della coltivazione dell’olivo).
• Centri storici del policentrismo e della rarefazione. Il rapporto distintivo tra città murata e campagna circostante risulta quasi sempre ancora apprezzabile ed in particolare nei sistemi collinari con i centri arroccati; le situazioni di trasformazione risultano concentrate nelle aree periferiche e lungo gli assi infrastrutturali. Qui appaiono forti fattori di disturbo e limitazione per la percezione delle permanenze, pur esistenti: scelte localizzative, anche relativamente recenti, che privatizzano la visione dei coni ottici più interessanti, soprattutto in contesti morfologici di altipiano; le alberature ed il verde (privato, ma anche pubblico) che rappresentano in molti casi elementi incontrollati ed imprevisti che ostacolano la visione di immagini panoramiche celebrate; la caotica segnaletica pubblicitaria in prossimità degli ingressi ai centri o alle aree a servizi. Si tratta di ostacoli apparentemente più leggeri rispetto alla crescita urbana rilevata altrove, ma la cui rimozione comunque richiede, da parte dei PRG, una specifica normativa e adeguate azioni programmatiche. Va segnalato inoltre, sempre in merito alla necessità di una gestione in termini progettuali della politica del verde, la possibilità di un rapporto coerente ed equilibrato tra la valenza naturalistica e quella paesaggistica. L’ambito del Trasimeno, oggetto privilegiato dell’indagine fotografica dell’inizio del secolo scorso oltre che della letteratura di viaggio, offre la possibilità di verificare, al di là della sostanziale permanenza dei caratteri paesaggistici alla scala territoriale, il forte processo di omologazione che ha portato alla progressiva sostituzione dei materiali che connotavano la sua particolare condizione di luogo d’acqua, nei punti di contatto con l’insediamento urbano (ambiti dei servizi in prossimità del lago): qui sono presenti situazioni di stridente contrasto tra la ricchezza naturalistica d’origine, in certi casi al momento cancellata, e la banalizzazione delle soluzioni realizzate. La ricostruzione di una coerente linea di contatto tra l’ambito dei servizi degli insediamenti urbani e l’ambito dominante prettamente naturalistico dell’area umida e lacustre, rappresenta un obbiettivo primario della pianificazione urbanistica comunale, oltre che di quella di settore della Provincia che su quell’area mantiene molteplici competenze.
• Ambiti extraurbani. La situazione è analoga, sia pure con caratterizzazioni diverse a seconda dei sistemi paesaggistici, per le aree del policentrismo che per quelle della rarefazione; notevole è la riconoscibilità delle vedute derivata dalla sostanziale permanenza dei caratteri strutturali del paesaggio. Il rapporto tra sistema agricolo, aree boscate ed insediamenti presenta una forte continuità rispetto a quello delle immagini storiche ed i cambiamenti si notano soprattutto nella fascia altocollinare con la riduzione del livello di antropizzazione ed all’allargamento del bosco e nella fascia inferiore pedecollinare o planiziale che tende tuttora a semplificare la propria struttura e a rinnovarsi adattandosi alle proposte di politica agraria comunitaria. In tutti questi ambiti e soprattutto nelle fasce in cui sono più evidenti le trasformazioni, i PRG disciplinano gli interventi di trasformazione allo scopo di conservare i caratteri paesaggistici storici e possono prevedere programmi ed azioni per il loro recupero e valorizzazione. Il PTCP sviluppa azioni di approfondimento conoscitivo e programmatorio per la tutela del paesaggio storico provinciale alla scala d’area vasta e collabora, su richiesta ed in basi a programmi comuni (protocolli d’intesa, accordi di programma o altre forme di programmazione negoziata), alle iniziative dei Comuni.
• I grandi panorami. L’analisi delle vedute panoramiche oggetto di tutela ai sensi del Dls 490/99 art.1, comma 1, l.d) ha messo in evidenza, oltre alla attesa permanenza dei fattori che definiscono la eccezionalità delle vedute, alcuni aspetti problematici che richiedono un particolare approfondimento della pianificazione urbanistica e paesaggistica comunale. Si tratta per lo più di panorami molto vasti che interessano porzioni ragguardevoli dell’intero territorio provinciale e che hanno origine da punti posti a quota molto elevata; la tutela sovraordinata (come bene di interesse pubblico) di questi panorami interessa però gli ambiti più prossimi al punto di vista: quelli direttamente in rapporto con l’osservatore, sui quali si è ritenuto di apporre un vincolo diretto al fine di controllare che l’attività edilizia non impedisca la possibilità di veduta. Non viene invece prevista, né fa parte della prassi urbanistica comune, considerare l’ambito complessivo dell’area-campo della veduta e valutare come le trasformazioni addotte al territorio sui secondi o terzi piani della veduta possano interferire con l’immagine di insieme (tutelata), tenendo anche presente che in alcuni casi questi piani interessano territori estranei al Comune in cui è apposto il vincolo diretto. Inoltre è del tutto assente dalla prassi di tutela panoramica, la gestione mirata delle aree verdi, sia pubbliche che private e tale assenza è evidente nei risultati più volte rilevati da questa analisi che presentano spesso la crescita non controllata delle alberature come uno dei fattori più comuni di impedimento alle visuali indagate. Su questi aspetti è necessario che la pianificazione urbanistica e territoriale, ai vari livelli, intervenga. I PRG, il cui territorio è interessato dagli ambiti panoramici tutelati ai sensi del Dls 490/99, recepiscono nella propria cartografia in scala 1:10.000 le aree suddette, verificano, mediante uno studio a prevalente carattere paesaggistico, le possibili interferenze con la visuale interessata ed il loro grado di incidenza e definiscono, nella normativa, le eventuali mitigazioni qualora siano ritenute necessarie; dette interferenze. I PRG inoltre, nel disciplinare la pianificazione paesaggistica (ed in particolare riferimento agli artt. 29-30 della Normativa (Criteri, Indirizzi, Direttive, Prescrizioni) del PTCP, introducono nelle proprie NTA direttive per la manutenzione della vegetazione d’alto fusto o arbustiva finalizzate alla tutela dei valori panoramici presenti ed al realizzarsi di situazioni armoniche e coerenti fra la valenza naturalistica e quella paesaggistica del patrimonio. Il PTCP, in quanto piano paesistico ambientale, sviluppa autonomamente o in collaborazione con i Comuni, programmi ed azioni per il recupero ambientale e paesaggistico del patrimonio arboreo e boschivo.
Per quanto riguarda la viabilità panoramica, Il PTCP ha già individuato la “viabilità panoramica principale” e ne ha disciplinato la tutela con il 3° comma dell’art.36 dei suoi Criteri, Indirizzi, Direttive, Prescrizioni. Dallo studio sui coni visuali è emersa l’opportunità di integrare quella disciplina con la previsione, da parte dei PRG, di adeguate fasce di rispetto dei crinali per le quali vengano definiti gli interventi possibili ed impedite la nuova edificazione o la trasformazione del patrimonio edilizio esistente che possono costituire ostacolo o limitazione alle vedute panoramiche (2° comma art.34).