A.2.1
Ambiti delle risorse naturalistico-ambientali e faunistiche. (scala 1:100.000)


AMBITI DELLE RISORSE NATURALISTICO-AMBIENTALI E FAUNISTICHE.

Il territorio della provincia di Perugia, seppure prevalentemente caratterizzato da un ambiente rurale di accentuata antropizzazione, conserva un considerevole patrimonio naturalistico non solo localizzato nelle zone ad alta quota delle aree calcaree sud orientali e centrali, dove limitato è stato nella storia l’intervento antropico,  ma anche in ambiti interessati da grandi interventi di trasformazione, in cui esso è visibile o come prezioso residuo di una situazione antecedente agli interventi stessi o come risultato di una rinaturalizzazione delle aree già trasformate.

Se, indubbiamente, le aree più solidamente caratterizzate da un dominio naturale costituiscono una importante riserva per la qualità del territorio umbro, non di meno il patrimonio più minuto e frammentario, all’interno delle aree a forte trasformazione antropica, rappresenta un valore di primaria importanza per le possibilità di interazioni, dirette e quotidiane, con gli ambiti insediativi urbani;  inoltre, il valore aggiunto derivato dalla prossimità dei due ambiti e, quindi, dalla facilità per l’ambito urbano di potersi avvalere delle opportunità offerte dal mondo naturale, si basa sulla conservazione di un equilibrio tra i due mondi assai delicato e sensibile e che va necessariamente tutelato per la salvaguardia della sua benefica funzione. L’attenzione del PTCP è pertanto rivolta all’intero sistema naturale ambientale, ma essa è anche articolata, riconoscendo in questo complesso sistema diversi livelli di valorizzazione e di tutela.

 

Negli ultimi anni l’attenzione alle tematiche dell’ambiente naturale si è fatta sempre più forte e molto è stato anche detto sul rapporto tra ambiente naturale e ambiente antropizzato anche là dove , come in Umbria , la quasi totalità dell’ambiente anche rurale o boscato, risulta essere di origine antropica. La stessa Regione dell’Umbria ha sviluppato significative azioni in merito:

·       il paesaggio agrario, inteso come risultato di un’azione secolare dell’uomo sulla natura al fine di raccordarne i cicli con i propri bisogni, è stato assunto come elemento identificativo della Regione stessa nel PUT approvato con Lr.27/2000;

·       ai biotopi già tutelati dalla legge 431/85 o in base ad altre leggi precedenti, la Regione ha aggiunto, un elenco di siti di interesse naturalistico individuati secondo le direttive comunitarie e del Ministero dell’Ambiente, recepiti dal PTCP;

·       con la delibera GR.4271 del 22.07.98, ha fornito un elenco di aree di rilevante interesse  naturalistico e le relative schede, studiate con programmi comunitari e, già da tempo, ha ampliato le aree naturali protette istituendo cinque parchi di interesse regionale che vanno ad aggiungersi al Parco nazionale dei Monti Sibillini portando la superficie a parco della Provincia a circa 500 Kmq. (poco meno dell’8% del territorio provinciale).

·       con il PUT, approvato con Lr.27/2000, ha individuato le aree ad elevata diversità floristico-vegetazionale e le emergenze geologiche

Sono state infine indirizzate le particolari competenze settoriali della Regione e della Provincia in materia di caccia e pesca per una valorizzazione di questo patrimonio e ciò sia nelle forme tradizionali con la definizione di ambiti che, per la tutela delle loro qualità attuali, escludono qualsiasi attività venatoria, ma anche in forma attiva, utilizzando la costituzione di zone di ripopolamento e cattura per la crescita qualitativa di aree che potranno avere un ruolo di supporto, se non di espansione, del sistema della tutela ambientale .

I dati su cui il PTCP ha potuto quindi sviluppare le proprie riflessioni riguardano sostanzialmente il portato dell’attività regionale circa la istituzione dei parchi, la definizione dei siti di interesse naturalistico, l’individuazione delle zone di elevata diversità floristico vegetazionale e del dibattito svoltosi negli ultimi due anni intorno al Piano Provinciale Faunistico-Venatorio. Oltre a ciò, il PTCP ha rappresentato l’occasione per fare il punto sul monitoraggio effettuato riguardo alla presenza di animali (mammiferi ed uccelli) sul territorio provinciale ed, in particolare, riguardo a quelli inclusi nelle liste rosse per la rilevanza del loro interesse. Si tratta di una attività che la Provincia di Perugia, tramite l’Ufficio Gestione e Sviluppo della Fauna, sta svolgendo da tempo e che dovrà trovare una sua sistematicità ed il coordinamento con gli altri momenti di programmazione della Provincia per l’importanza che tale conoscenza riveste sia in rapporto alle specifiche problematiche settoriali e sia per le ricadute conoscitive e di indirizzo che potrà avere sul piano della pianificazione territoriale.

Le aree di rilevanza naturalistica o faunistica sono complessivamente 65:

5 parchi regionali, 12 oasi di protezione, 40 zone ripopolamento e cattura, 2 valichi, 6 aree segnalate come proposte di oasi per complessivi 889 Kmq (711+178 del parco nazionale dei Sibillini) corrispondenti al 14 % della superficie provinciale, di cui 662 Kmq (484+178 del parco nazionale dei Sibillini), corrispondenti 10,4% della superficie provinciale, sono già attualmente in regime di tutela.

Insieme a queste sono recepiti i biotopi di interesse comunitario, regionale e le zone di protezione speciale (bioitaly), le aree a elevata diversità floristico vegetazionale, che sovente ricomprendono le aree sopra descritte, ed i geotopi.

Il materiale raccolto è stato in parte informatizzato direttamente dall’Ufficio di Piano, ed in parte fornito dal Siter regionale che ha messo a disposizione i dati della cartografia del PUT.

Tutti gli areali prodotti dall’Ufficio di Piano sono stati definiti alla scala 1:25.000, su base IGM.

Per 30 siti di interesse naturalistico e faunistico (Parchi regionali, oasi di protezione, proposte di oasi, alcune zone di ripopolamento e cattura) per le quali l’azione di monitoraggio ha verificato la presenza di un interesse conservazionistico, sono state predisposte schede descrittive delle aree e delle presenze faunistiche rilevate.Il quadro che è stato costruito restituisce una prima immagine del tema, precisando l’estensione e la localizzazione delle aree di interesse naturalistico e faunistico della provincia con valore conservazionistico; esso consente di fare delle prime considerazioni sul peso, sul significato e sul ruolo di questo patrimonio, anche in rapporto alla pianificazione urbanistica comunale.

Si tratta ancora di un quadro che non permette l’analisi diacronica delle singole situazioni, mancando una serie storica di lettura delle presenze e del loro contesto. Da ciò la capacità di suggerire indirizzi e criteri di gestione è limitata; ma, questo quadro, oltre ad evidenziare come necessario uno sviluppo, che dovrà pur avvenire in questa direzione, dell’elaborazione del PTCP come piano di coordinamento e raccordo, mette in evidenza come i processi di riqualificazione ambientale, anche naturali, possono partire anche da situazioni di grave degrado o da profonde trasformazioni imposte dell’attività dell’uomo, come si vede per la zona di ripopolamento e cattura di Pietrafitta, un’area che presenta ora elementi significativi di pregio e che ha origine da un’area sfruttata per attività minerarie connesse alla centrale termoelettrica, o per l’oasi di Ornari, un’area suburbana di Perugia, in cui ambienti di accentuata naturalità, impiantati e sviluppati su siti in precedenza oggetto di usi del suolo intensivi e portatori di degrado, convivono con insediamenti caratterizzati da forte urbanizzazione. 

Le ricadute territoriali

Il nuovo PUT della Regione Umbria impegna il PTCP nella definizione di corridoi faunistico-ecologici che consentano una reale biopermeabilità ed una continuità tra le varie aree ad alto valore ambientale-naturale sia attraverso la individuazione sul territorio di tali corridoi e sia attraverso una adeguata normativa di indirizzo. Tali compiti sono assegnati al Piano Provinciale anche in materia di protezione delle zone ad elevata diversità floristico-vegetazionale e per quelle di particolare interesse naturalistico-ambientale e, per i suoi aspetti legislativi salienti, sono descritti dal P.U.T. nei seguenti articoli della L.R. 27/2000:

Artt. 9 e10 - Corridoi Ecologici ed Aree Critiche di Adiacenza;

Art. 12 - Zone di elevata diversità floristico-vegetazionale;

Art. 13 - Siti di interesse naturalistico;

Art. 14 - Aree di particolare interesse naturalistico ambientale;

Art. 15 – Aree boscate;

Art. 16 - Aree di particolare interesse geologico e singolarità geologiche.

In funzione degli elementi conoscitivi messi a disposizione dal P.U.T., ed assieme a quelli propri della Provincia di Perugia, si è proceduto ad una sovrapposizione incrociata dei molteplici tematismi illustrati nelle singole cartografie di settore, e questo al fine di individuare correttamente tutti gli ambiti di tutela e/o di valore, necessitanti di un'adeguata protezione e controllata fruizione.

La base di lavoro è stata la carta n° 9 del P.U.T. relativa alle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale", sul quale tematismo, in virtù dell’art.14 del PUT, il PTCP è tenuto ad individuare gli ambiti che richiedono una "particolare tutela" (ambiti di valore primario) ed a dettare le loro "modalità di utilizzo in rapporto alla esigenza primaria della tutela" e, quindi, a redigere un'apposita normativa.

Alle perimetrazioni territoriali del suddetto tematismo del P.U.T. di cui alla nostra attenzione principale, sono state sovrapposti, singolarmente, sia i tematismi degli articoli della L.R.27/2000 sopra elencati, sia gli elementi conoscitivi prodotti dalla Provincia (Oasi, Aree di interesse faunistico segnalate, ecc.). Il risultato finale di questo incrocio è stato quello di poter individuare correttamente tutti gli ambiti meritevoli di una "particolare tutela" ricadenti all'interno delle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale", come espressamente specificato all'Art. 14 della L.R. 27/2000. Per prima cosa è stata incrociata la carta n° 9 del P.U.T., con i tematismi propri della carta n° 8 relativa agli ambiti Bioitaly (S.I.C., Z.P.S., S.I.R.), in modo da delimitare subito questi ambiti di primaria importanza.

Il lavoro di sovrapposizione e di delimitazione degli ambiti è stata poi effettuata anche per le Oasi faunistiche, per le Aree di interesse faunistico segnalate (si veda quanto riportato nella prima stesura del P.T.C.P.), per le aree di particolare interesse geologico e le singolarità geologiche ed anche per le aree individuate dalla Regione quali "Zone di elevata diversità floristico-vegetazionale". In tutte queste sovrapposizioni si è rilevata la non perfetta coincidenza dei singoli tematismi con i contenuti della carta delle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale". Infine, alle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale" è stata sovrapposto il tema dell' "Uso del suolo", integrato con i contenuti dell'utilissima "Carta geobotanica" regionale, soprattutto per una sincrona individuazione delle varie tipologie qualitative delle coperture boscate e non.

Questa prima lettura ha consentito di evidenziare, all’interno delle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale", tutti gli ambiti di primaria importanza distinguendoli dagli altri ambiti (urbano, industriale, agricolo, ecc.), sui quali applicare un diverso grado di tutela.

Tale metodo di confronto ed aggregazione è stato poi esteso a tutti gli ambiti pregio considerati (Bioitaly, Geotopi, Aree ad elevata diversità Floristico-Vegetazionale, ecc), non ricompresi all’interno delle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale" al fine di giungere ad una normativa unificata per categorie di interesse naturalistico e di renderne più semplice l’applicazione nella pianificazione comunale.

 

Indirizzi normativi

Obbiettivo prioritario della fase di avvio dell’azione di coordinamento del PTCP è quello di affermare il rapporto biunivoco che lega le politiche settoriali ambientali alla gestione delle trasformazioni territoriali e quindi di operare affinchè le singole problematiche contribuiscano, per le loro specifiche connessioni, a definire gli strumenti e le regole per raggiungere i riferimenti assunti.

I piani regolatori, con l’assumere al proprio interno le tematiche dell’ambiente naturale, quindi, riconoscono nel patrimonio naturale ambientale una risorsa da tutelare in quanto capace di fornire valore aggiunto al proprio sistema insediativo ed utilizzabile sia come elemento attivo per la sua rigenerazione e sia come patrimonio da mettere a disposizione di coloro che non ne dispongono. Le politiche di tutela ambientale, ed in questo caso faunistica o vegetazionale, trovano nei PRG un importante veicolo per la diffusione delle proprie scelte ed insieme  un momento di controllo dei risultati raggiunti, nonchè una nuova ed efficace occasione per sperimentare la propria compatibilità  con i processi di trasformazione territoriale in atto.

In questo quadro é stato possibile individuare alcune regole su cui impostare l’attività di pianificazione comunale e di controllo delle trasformazioni.

Il territorio analizzato è stato classificato rispetto a quattro classi e due sottoclassi in funzione delle condizioni d’uso, delle qualità e potenzialità espresse:

Classe 1 (Aree urbane consolidate o interessate da processi di urbanizzazione in atto). Essa racchiude quelle aree che, in relazione ai fini della tutela propria delle "Aree di particolare interesse naturalistico ambientale", sono da definirsi come necessitanti di una tutela di tipo "basso", corrispondendo, in primo luogo, agli attuali insediamenti abitativi ed industriali, così come risultano dall'ultimo aggiornamento delle cartografie provinciali di settore. A queste si è ritenuto opportuno e necessario affiancare anche le varie "aree di espansione urbanistico/industriale attualmente previste dai vari comuni nei loro PRG, questo, però, dopo aver verificato che tali previsioni comunali non risultavano essere in contrasto con valori naturalistico-ambientali presenti sul territorio, sia sulla base dei contenuti del P.U.T., sia in base ai contenuti della prima stesura del P.T.C.P.  A queste fanno eccezione le "aree verdi urbane" che, specificatamente normate dai vari PRG, godono già di un'adeguata tutela da parte degli stessi Enti comunali

Se tali aree, da una parte, rappresentano situazioni di perdita assoluta dell’interesse naturalistico ambientale che viene riconosciuto al loro contesto, dall’altra costituiscono anche il luogo di possibili azioni di disturbo nei confronti del contesto stesso, influenzandolo in forme dirette o indirette anche in maniera significativa (concentrazione di emissioni, ridotta permeabilità del suolo, concentrazione del carico antropico e della mobilità ai propri margini). Va d’altra parte considerata la opportunità rappresentata dalla collocazione di un insediamento urbano all’interno di un’area di pregio naturalistico ambientale: opportunità che potrebbe essere utilizzata per poter migliorare la qualità urbana dell’insediamento stesso massimizzando l’apporto della componente naturalistico ambientale.

Su tali aree pertanto i PRG disciplinano l’attività edilizia ed il controllo delle trasformazioni valorizzando gli elementi di naturalità rilevabili al loro interno, promuovendo la costruzione di reti ecologiche urbane in relazione attiva con quelle territoriali, individuando le compatibilità, i criteri di azione ed i presidi per mitigare l’impatto negativo che alcune attività possono avere sulle aree limitrofe e per favorire l’incremento della qualità ambientale all’interno.

In particolare i PRG, nella definizione delle reti ecologiche urbane e nel disciplinare le aree verdi pertinenziali, comprese quelle di cui al comma 3 dell'art.28 dei Criteri Indirizzi ecc., verificano la presenza all’interno delle aree urbane, o in contatto con queste, di parti della rete di interesse naturalistico (biotopi, aree faunistiche, boschi, ecc.) e ne sostengono la conservazione ed il potenziamento, come dato prevalente sulla crescita edilizia, ponendolo anche in relazione con le reti ecologiche urbane.

 

Classe 2 (Aree dell’agricoltura intensiva: seminativi, vigneti, oliveti, aree rimboschite con vegetazione alloctona). L’attenzione della pianificazione su queste aree deve essere efficacemente indirizzata verso la componente faunistica (soprattutto di quella ornitica) che abita più o meno costantemente o, comunque, frequenta con vario grado di regolarità questi ambienti.

Raccoglie le aree interessate dalle attività produttive di agricoltura intensiva.

In queste aree le potenzialità produttive, riconosciute dalla classificazione di particolare interesse agricolo o dalla presenza di oliveti specializzati o di vigneti, ovvero dalla riconosciuta vocazione a produzioni particolari e di pregio, sono sostenute e sviluppate evitando situazioni di contrasto con la eventuale presenza di aree di interesse faunistico, quali le zone di ripopolamento e cattura ed i valichi faunistici, non ricomprese nella presente classificazione. Laddove si verifica questa compresenza i PRG prevedono limitazioni alle attività produttive intensive ovvero l’utilizzo di presidi per la eliminazione dell’impatto.

Sulle aree ricomprese in questa classe e diverse da quelle descritte al capoverso precedente, I PRG prevedono destinazioni d’uso produttivo e sostengono lo sviluppo di tecniche di produzione biologica in modo da incentivare la compatibilità tra le attività produttive ed il valore naturalistico ambientale riconosciuto.

L’attività edilizia è disciplinata dai PRG in conformità alla normativa di cui all’art. 34 della Lr.31/97 e successive modificazioni.

I PRG infine tutelano tutte le forme storiche di sistemazione del suolo agricolo collegate alla policoltura quali elementi di supporto alla biodiversità ed alla qualità ambientale e dettano la relativa disciplina per le scarpate, i ciglioni, i terrazzamenti, ecc.

 

Classe 3 (Sistema reticolare principale di riferimento per la zoocenosi: boschi, corsi d’acqua, bacini lacustri e loro fasce di rispetto, ambiti naturali e seminaturali diversi dai boschi (rupi, aree nude, pascoli secondari e, se presenti, pascoli primari; aree cespugliate). Raccoglie tutte quelle porzioni di territorio aventi forti connotati di "naturalità" e, quindi, meritevoli di una maggiore tutela ed inoltre, tramite il sistema idrografico e  l’insieme delle aree boscate, costituisce la attuale rete ecologico-faunistica territoriale e consente alla zoocenosi, la mobilità e la riproduzione.

Il PTCP assegna a queste aree un valore strutturale a livello territoriale in quanto segmenti o zone di particolare valore nell’ambito delle reti ecologiche e faunistiche.

La nuova espansione urbana è, di norma, incompatibile con il valore naturalistico di queste aree. I PRG verificano la opportunità della riconferma di eventuali aree residue a tale scopo destinate o la necessità di nuove previsione dimostrandone l’impraticabilità di soluzioni alternative e comunque prevedendo soluzioni compensative finalizzate alla ricostruzione della continuità dei punti critici di passaggio e al potenziamento della qualità ambientale.

I PRG disciplinano la infrastrutturazione di tali aree al fine di garantire un alto grado di biopermeabilità che dovrà essere comparabile a quella esistente al momento dell’avvio dei lavori; in particolare, per le grandi infrastrutturazioni viarie, dovrà essere garantita la possibilità di attraversamenti adeguati sia per dimensioni che per frequenza. Analogamente i PRG, secondo le indicazioni del punto b), comma 1 , art. 27 delle Norme del PTCP, provvederanno a disciplinare la realizzazione di recinzione degli spazi aperti extraurbani privilegiando la realizzazioni di siepi con arbusti e piante autoctone rispetto all’utilizzo di reti metalliche o altri materiali che impediscono la biopermeabilità.

I PRG infine procedono, sulla base delle conoscenze disponibili al momento della formazione del piano, alla individuazione di quelle aree boscate su cui, per il valore delle specie presenti o per la particolare tipologia del bosco o per programmi di qualificazione forestale in atto, si rende opportuna una protezione tale da escludere interventi non finalizzati direttamente alla tutela del bene o alla attuazione di quei programmi. La Provincia collabora con i Comuni nelle operazioni di approfondimento conoscitivo e procede, copianificando con i Comuni stessi, alla articolazione a scala di dettaglio (1:10.000) delle aree  e delle relative norme.

Classe 4) Aree di elevato ed elevatissimo valore naturalistico ed ambientale. Racchiude le porzioni di territorio naturalisticamente più pregiate, sia da un punto di vista floristico-vegetazionale, sia da un punto di vista faunistico, di elevato valore geologico, o naturalistico-ambientale nel senso più ampio del termine. All'interno di quest'ampia categoria è stato ritenuto opportuno, ai fini dell’applicazione della disciplina, individuare due sottoclassi.

Sottoclasse 4a (Aree di elevato interesse naturalistico: aree faunistiche segnalate, aree ad elevata diversità floristico vegetazionale, geotopi estesi, esclusa la Gola del Bottaccione che, per il suo carattere di unicità, viene inserita nella successiva sottoclasse). Raccoglie le aree caratterizzate da un elevato valore naturalistico riferito sia alla zoocenosi sia alla fitocenosi oltre che alla presenza di condizioni di particolarità geologiche o idrogeologiche, spesso compresenti.

In tali aree i PRG dovranno subordinare qualsiasi tipo di previsione urbanistica al prevalente interesse conservazionistico del patrimonio biocenotico presente; tale interesse risulta incompatibile con previsioni o conferme di aree per nuove espansioni edilizie, ovvero di previsioni o conferme di aree di completamento qualora in contrasto con gli obbiettivi di tutela di cui al 2° comma dell’art.12 del PUT.

Qualsiasi intervento che prevede crescita edilizia, anche in riferimento all’art.31 della L.457/78 e comprese le opere di infrastrutturazione e quelle pubbliche, è subordinato all’accertamento dell’assenza delle condizioni di divieto descritte al 3° comma dell’art.12 del PUT e comunque sottoposto ad una verifica di compatibilità ambientale.

Nelle aree boscate comprese in questa sottoclasse, la disciplina dei PRG dovrà tendere alla qualificazione ed al potenziamento del patrimonio vegetale sostenendo la trasformazione dei cedui in fustaie o in cedui composti .

Sulle aree comprese in questa sottoclasse in quanto interessate esclusivamente da geotopi estesi, i PRG potranno articolare e disciplinare le proprie previsioni insediative nel rispetto degli indirizzi normativi riportati negli elaborati A.1.3 ed A.1.4. del PTCP e previa la definizione in termini fondiari delle singolarità geologiche indicate dal censimento di cui all’art.16 del PUT e riportate dal PTCP.

 

Sottoclasse 4b (Aree di elevatissimo interesse naturalistico: siti di interesse naturalistico (Bioitaly), oasi faunistiche, singolarità geologiche e Gola del Bottaccione, per il suo carattere di unicità).

Raccoglie le aree caratterizzate da un elevatissimo valore naturalistico riferito sia alle componenti abiotiche, sia alle componenti biotiche (zoocenosi e fitocenosi) e, quindi, anche all’insieme ambientale rappresentato dalla somma delle due componenti stesse, ma considera come prevalenti e quindi meritevoli della massima tutela, anche le aree caratterizzate solo dalla preponderante presenza dei soli fattori abiotici (particolarità geologiche, idrogeologiche, ecc.) riconosciute e tutelate da specifiche procedure di controllo e da azioni di valorizzazione.

Tali aree sono incompatibili con la nuova edificazione a qualsiasi scopo destinata in quanto portatrice di processi riduttivi del valore naturalistico attuale, accertato su base scientifica.

I PRG, in sede di formazione della parte strutturale, verificano la reale consistenza del patrimonio edilizio esistente all’interno di questa sottoclasse, indicano i criteri di mitigazione per gli eventuali interventi di trasformazione e/o ampliamento eventualmente ammessi e ne stabiliscono le destinazioni compatibili con il prevalente interesse di tutela delle qualità naturalistiche dell’area, in tutte le loro componenti abiotiche, biotiche ed ambientali d’insieme.

In tali aree, di norma, i PRG escludono la realizzazione di infrastrutture stradali, tecnologiche o di opere pubbliche non finalizzate alla manutenzione o al potenziamento della qualità naturalistica presente; la possibilità di deroga a detta norma è subordinata alla programmazione regionale ed è soggetta a Valutazione di Impatto Ambientale nei termini della Lr 11/97.

La normativa di cui alle sottoclassi 4a e 4b si applica rispettivamente anche alle aree ad elevata diversità floristico vegetazionale di cui all’art.12 del PUT ed ai Siti di interesse naturalistico di cui all’art. 13 del PUT non ricompresi all’interno delle aree di particolare interesse naturalistico ambientale di cui all’art. 14 del PUT

 

Sul tema della biopermeabilità, anche in relazione alle zone di discontinuità tra le insulae indicate dal PUT, oltre agli indirizzi di carattere generale sopra riportati, il PTCP ha svolto un approfondimento al fine di fornire alla pianificazione comunale interessata un quadro delle situazioni risultanti significative, fin dalla scala territoriale, ai fini del superamento della discontinuità. Sono stati pertanto individuati e segnalati sia i brani del tessuto vegetazionale che più si avvicinano agli elementi di discontinuità e che possono costituire, già da ora o in conseguenza di opportune azioni da sviluppare, fattori di continuità (sia pure parziale), sia quei fattori di continuità già presenti rappresentati da manufatti ed opere d’arte che interrompono la discontinuità soprattutto nel caso delle grandi infrastrutturazioni  (gallerie e ponti, ferroviari e stradali).