A.7.2
Sintesi della matrice paesistico-ambientale. (scala 1:100.000)


SINTESI DELLA MATRICE PAESISTICO-AMBIENTALE

L’elaborato che sintetizza la matrice paesistico-ambientale del territorio provinciale fornisce un quadro di riferimento strutturale specifico per la pianificazione urbanistica comunale individuando quegli elementi che sono stati fissati nella analisi del territorio sotto il profilo ecologico-naturalistico-ambientale come elementi di rilevanza provinciale e tali pertanto da avere un riscontro effettivo alla scala dell’area vasta. Questa selezione dei contenuti del PTCP inerenti le tematiche ambientali ed illustrati nell’Atlante n°2, individua pertanto i caratteri forti del sistema regionale: le sue invarianti naturalistiche, gli strumenti su cui agire per gestire le trasformazioni e produrre i risultati di conservazione-valorizzazione prefissati, i fattori di rischio che debbono essere tenuti presenti e sotto controllo, i punti di contatto più delicati con il sistema infrastrutturale ed insediativo che spesso agiscono come catalizzatori di situazioni a rischio consistente.

In questa maniera il primo rapporto di copianificazione Provincia- Comuni- Comunità Montane è stabilito: il passaggio per la procedura di verifica di compatibilità dei PRG con gli atti idi pianificazione territoriale, avviene attraverso questi punti notevoli su cui ha da realizzarsi un vero confronto. La copianificazione naturalmente si dovrà sviluppare anche in fasi successive ed in base alla definizione di programmi di elaborazione ed approfondimento comuni, che potranno essere formulati sulla convinzione dell’opportunità e della efficacia di questi rapporti interistituzionali e quindi le prime esperienze avranno dato i risultati attesi.

In primo luogo la matrice mette in evidenza la natura di sistema di un insieme di tematismi che già singolarmente affermano la loro natura di invarianti: gli ambiti di interesse naturalistico nelle sue articolazioni (biotopi, aree di pregio naturalistico- faunistico, visto lo stretto nesso tra i due elementi, aree di tutela, zone ad elevata diversità floristico-vegetazionale, aree boscate) rappresentano di fatto i grandi serbatoi di naturalità in ambito provinciale, vale a dire quelle aree in cui in maniera più forte si esprimono la capacità di riproduzione del ricco patrimonio faunistico-vegetazionale della provincia ed, insieme ad essi, la rete idrografica provinciale costituisce il sistema dei corridoi ecologici che lega e relaziona le aree sopra dette.

E’ sembrato opportuno già in questa fase, recepire in maniera non marginale la problematica connessa alla gestione faunistica in quanto questa rappresenta un importante versante dell’azione istituzionale della Provincia, che solitamente viene posta in una dimensione strettamente settoriale, ma che invece ha significative ricadute sulla gestione complessiva del territorio e specificamente in campo urbanistico fornendo dirette indicazioni sulla compatibilità delle destinazioni d’uso di queste aree pregiate.

Il secondo elemento di questa matrice è concettualmente separato dal primo ma con esso si intreccia e arricchendosi reciprocamente. Si tratta di una componente assai meno naturalistica e fondamentalmente antropica, costituita dalle aree archeologiche e dai centri urbani storici e dal sistema della viabilità storica che interconnette quelle aree, ma percorre anche le aree del sistema naturalistico e costituisce per esse il principale sistema di accesso, di uso, di controllo e quindi di manutenzione.

In un territorio come quello umbro, a larghissima diffusione della “seminaturalità” dovuta soprattutto ad una colonizzazione che si è riprodotta per millenni, è evidente che la connessione tra il sistema naturalistico dato dalla continuità funzionale dei corsi d’acqua che legano i serbatoi ecologici, ed il sistema storico-archeologico è un fattore centrale per la definizione delle potenzialità del territorio stesso: la ricchezza del patrimonio porta a considerare questo nesso una delle linee di forza più importanti del sistema provinciale in generale e delle aree della rarefazione in particolare. E’ questo sistema complessivo della polarità storica che fornisce i caratteri essenziali del paesaggio umbro (§ elaborato A.7.1.), ma è anche quello che consente la sua autoriproduzione e la sua valorizzazione.

Il terzo elemento selezionato è costituito dal repertorio delle situazioni critiche per il rischio geologico ed idrogeologico ed in particolare riferite agli ambiti insediativi:

Si tratta dei controlli che i PRG devono necessariamente fare rispetto agli ambiti urbani esistenti o di nuova previsione (siano essi residenziali, produttivi o altro) al fine di verificare la presenza di aree su cui la tutela della L.64/74 è stata attivata o sia necessario attivarla. Analogamente sul tema della vulnerabilità degli acquiferi e della sensibilità al rischio di inquinamento, vengono individuate le situazioni di maggiore sensibilità sia in funzione delle qualità intrinseche del sottosuolo e sia in funzione dell’attività antropica su esso esercitata o prevista. Qui l’atteggiamento è sostanzialmente quello della priorità della difesa del suolo rispetto ad ogni uso utilitaristico possibile e quindi della presa d’atto della prevalenza di questa tutela sullo sviluppo e l’attività edilizia.

Il PTCP propone (§ elaborati A.1.3. e A.1.4.) una serie di provvedimenti sia di carattere previsionale che di carattere gestionale, che i Comuni dovranno assumere nella fase di formazione dei PRG- parte strutturale, e che vengono assunti come elementi essenziali per una verifica positiva della compatibilità tra il PRG ed il PTCP.

L’elaborato ancora segnala i principali elementi puntuali del sistema ecologico-ambientale di interesse strutturale provinciale la cui localizzazione rappresenta anche una situazione critica da tenere sotto controllo e per i quali è necessario che i PRG definiscano sia azioni compensative da un punto di vista paesaggistico che azioni di tutela per l’aspetto ecologico, della tutela della salute, ecc.

Infine sono segnalati i Comuni che presentano, per quanto riguarda il trattamento dei reflui urbani o industriali, una situazione carente o dal punto di vista conoscitivo o sul piano dell’efficienza dei propri impianti e reti. Anche in questo caso la segnalazione riferisce della necessità che il tema venga affrontato in maniera puntuale in sede di formazione dei PRG, indirizzando le risorse verso la realizzazione di sistemi di gestione integrati ed a dimensione sovracomunale al fine sia di riguadagnare i ritardi maturati, che di promuovere l’adeguamento complessivo della struttura provinciale.

indirizzi normativi:

· All’interno degli ambiti individuati dal PTCP come “Serbatoi di naturalità provinciale” sono state individuate alcune aree in funzione del loro valore naturalistico e classificate, con relativa disciplina, quali aree di elevatissimo interesse naturalistico, di elevato interesse naturalistico ed aree del sistema reticolare di riferimento per la zoocenosi; la individuazione di queste aree è contenuta nella Tav. A.2.1.2., la relativa disciplina è riportata nell’art.36 della normativa (Criteri , Indirizzi, Direttive e Prescrizioni) del PTCP.

· Qualsiasi scelta di trasformazione urbanistica del territorio non può prescindere dalla individuazione dei rischi geologici, geomorfologici ed idrogeologici; il PTCP segnala gli ambiti di massimo rischio a scala territoriale risultanti allo stato dell’arte.

· In sede di formazione dei PRG, i Comuni dovranno procedere alla individuazione di quelle aree su cui per il valore delle specie, animali o vegetali, presenti o per la particolare tipologia di bosco o per programmi di qualificazione forestale assunti, si rende opportuna una protezione tale da escludere la possibilità di interventi non finalizzati direttamente alla tutela del bene o alla attuazione dei programmi. La Provincia collabora con i Comuni nelle operazioni di approfondimento conoscitivo e procede, copianificando con i Comuni stessi, alla articolazione a scala di dettaglio (1:10.000) delle aree e delle relative norme.

· Nei PRG dovranno essere individuati tutti i dissesti significativi presenti nel territorio comunale, indicando per ognuno la tipologia, le caratteristiche geometriche e lo stato di attività. Nei Comuni soggetti a vincolo idrogeologico (R.D. 3267/23) ed in tutti i comuni nel cui territorio ricadono centri abitati da consolidare (L.64/74) e/o aree ad elevata e medio-alta propensione al dissesto ( così definite dal PTCP) deve essere previsto, durante la fase di formazione del PRG, uno studio geologico comprendente: una carta geologica e una carta geomorfologica realizzate ad una scala adeguata per il PRG affiancate da accertamenti di carattere generale tra cui la raccolta di notizie storiche riguardanti l'evoluzione del pendio ed eventuali danni sulle strutture esistenti, la raccolta di dati sulle precipitazioni meteoriche e sui caratteri idrologici della zona, su sismi e su precedenti interventi di consolidamento.

· Lo studio dovrà verificare, ad una scala di maggior dettaglio, le indicazioni del PTCP ed individuare le aree instabili che dovranno essere perimetrate dettagliatamente sulla carta geomorfologica, individuando per ogni fenomeno franoso:

· tipologia;

· stato di attività;

· nicchia di distacco;

· direzione di movimento;

· zona di accumulo.

· Nelle aree instabili individuate dalla cartografia non sono possibili espansioni edilizie fintanto che non si è provveduto alla stabilizzazione dei versanti, alla bonifica ed al consolidamento dei dissesti.

· Qualsiasi intervento di trasformazione edilizia e urbanistica in aree considerate instabili deve essere preceduto da uno studio di approfondimento idrogeologico e geotecnico al fine di stabilire la compatibilità geologica ed economica dell'intervento. A tale scopo lo studio di approfondimento dovrà tenere conto dello studio geologico di base, descritto nella scheda dell’elaborato A.1.3., ed inoltre:

ricostruire la superficie piezometrica della prima falda acquifera e misurare le caratteristiche idrogeologiche dell'acquifero e della zona insatura; definire le caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni; riconoscere eventuali superfici di scorrimento e definirne la forma attraverso indagini dirette e indirette (indagini geofisiche);

valutare la velocità di scorrimento di eventuali movimenti franosi in atto;

verificare la stabilità dei versanti attraverso programmi di calcolo che tengano conto delle caratteristiche fisico-meccaniche del terreno, dell'assetto strutturale, della posizione e della forma delle superfici di scorrimento reali e/o potenziali. Per i pendii ricadenti in zona sismica, la verifica di stabilità deve essere eseguita tenendo conto delle possibili azioni sismiche;

individuare gli interventi di bonifica necessari per consentire le trasformazioni edilizie e/o urbanistiche e definirne i criteri di progetto.

· Per quanto riguarda le trasformazioni edilizie ed urbanistiche nelle aree già vincolate ai sensi della legge 64/74 ci si atterrà alle disposizioni previste dalla normativa regionale. Il rilascio dell’atto autorizzativo dei lavori, qualora questi siano previsti in area interessata dall’art.2 della L.64/74, dovrà essere comunque preceduto dal rilascio della autorizzazione specifica prevista dalla stessa legge.

· Le "carte della vulnerabilità degli acquiferi all'inquinamento", i cui elementi principali sono riportati anche nel P.T.C.P., rappresentano uno strumento di pianificazione territoriale: ogni strumento di piano deve dare conto di come ha valutato le proprie proposte di intervento rispetto alle diverse indicazioni fornite dalle carte.

· La scelta delle aree da sottoporre a tutela e tutte le decisioni sul consentire, disincentivare e/o regolamentare determinate attività e insediamenti, devono tener conto delle indicazioni contenute nella scheda allegata all’elaborato A.1.4, ed associate ai diversi gradi di vulnerabilità degli acquiferi.

· Ai fini del controllo degli interventi diretti, i PRG dovranno inoltre prevedere:

· Nell’elaborazione dei progetti di nuove opere per la captazione di acqua per scopi idropotabili devono essere inserite barriere fisiche in corrispondenza della "zona di rispetto" di 200 m prevista all'art. 6 del DPR 236/88. Tali barriere potranno essere realizzate attraverso la piantumazione con alberi ad alto fusto o destinando le aree comprese nella "zona di rispetto" ad usi che comportano un basso rischio di inquinamento come agricoltura biologica, giardini botanici, parchi giochi.

· Nell’elaborazione dei progetti di opere di emungimento dovrà essere accertata la compatibilità di queste con le caratteristiche dell'acquifero e quanto stabilito dal D.M. 11.03.1988. In fase di realizzazione devono inoltre essere rispettati i criteri costruttivi di cui al punto 4 degli indirizzi normativi dell’elaborato A.1.4.

· La tutela delle acque superficiali e profonde deve essere effettuata nel rispetto del D. Lgs.152/99, artt. 27-31, Capo III, “Tutela qualitativa della risorsa: disciplina degli scarichi” (§ Scheda A.6.2).