EPISODI DI ESONDAZIONE E COMPLESSI IDROGEOLOGICI CON INDICAZIONI SULLA VULNERABILITÀ
Sono riportate con specifica simbologia le località della Provincia di Perugia dove, negli ultimi 80 anni, si sono verificati episodi di esondazione. La sintesi delle informazioni disponibili per l’area di studio si riferisce al periodo compreso tra il 1914 ed il 1991 ed è tratta dal censimento AVI.
Nel periodo considerato sono stati 73 gli eventi meteo-pluviometrici che hanno dato origine a 316 fenomeni di esondazione vulnerando 103 località della provincia di Perugia.
La vulnerabilità all’inquinamento degli acquiferi presenti sul territorio provinciale dipende sia dalle caratteristiche fisiche dei sistemi (vulnerabilità intrinseca), che dalla pressione antropica che viene esercitata su di essi. Il grado di vulnerabilità intrinseca dei corpi idrici sotterranei viene espresso in una scala relativa di valori che vanno da molto basso a molto elevato.
Aree alluvionali
Nella provincia di Perugia sono stati eseguiti studi di dettaglio su gran parte acquiferi alluvionali: la Valle Umbra Nord (Martini & Marchetti, 1990), la Valle Umbra Sud (Marchetti & Martini, 1991); l’Alta Valle del Tevere (Marchetti, 1995) e la Conca Eugubina (Marchetti et al., 1998): praticamente tutte le maggiori aree alluvionali della provincia di Perugia, ad eccezione della Media Valle del Tevere, sono coperte da studi di questo tipo.
Da tali studi risulta che in tutte le aree di pianura esiste una concomitanza spiccata fra distribuzione degli acquiferi più produttivi ed aree caratterizzate da massima vulnerabilità intrinseca, fatto che richiede una attenta considerazione in fase di programmazione dei piani di gestione territoriale e di approvvigionamento idrico.
Un caso particolare è costituito dall’acquifero artesiano di Cannara dove, pur essendo presente una situazione di bassa vulnerabilità intrinseca, esistono problemi connessi al sovrasfruttamento dell’acquifero stesso, che hanno portato ad un abbassamento notevole della quota piezometrica negli ultimi quindici anni. All’abbassamento della quota piezometrica dell’acquifero è corrisposto un aumento del numero di perforazioni private ed un approfondimento di molti pozzi già esistenti.
Gran parte dei pozzi privati sono stati realizzati senza alcuna opera di separazione tra la falda in pressione e le piccole falde superficiali inquinate; tale situazione può costituire una potenziale fonte di inquinamento dell’acquifero in pressione qualora la quota piezometrica di quest’ultimo dovesse ulteriormente abbassarsi.
Acquiferi carbonatici
Nelle aree di affioramento dei calcari mesozoici il grado di vulnerabilità è molto variabile in funzione della profondità della falda e del tipo di fratturazione della roccia.
Queste aree ospitano acquiferi di importanza regionale e costituiscono importanti aree di ricarica anche per alcuni acquiferi alluvionali (ad esempio le strutture carbonatiche dell’Umbria nord-occidentale alimentano in parte gli acquiferi della Valle Umbra con una aliquota pari a 2.5-3.5 m3/s; Boni et al., 1991; Frondini, 1995).
Anche se non esistono allo stato attuale studi di dettaglio sugli acquiferi carbonatici gli autori concordano nell’attribuire a questi sistemi un grado di vulnerabilità alto.
Altre aree
Le aree collinari dove affiorano i terreni del ciclo fluvio-lacustre-deltizio plio-pleistocenico e la formazione Marnoso-Arenacea, sono generalmente caratterizzate da valori della vulnerabilità relativa bassi o molto bassi.