A.1.1
Carta geologica e carta delle frane e delle propensioni ai dissesti. (scala 1:200.000)


CARTA GEOLOGICA E CARTA DELLE FRANE E DELLA PROPENSIONE AI DISSESTI

Il tema del rischio geomorfologico ed idrogeologico è stato affrontato attraverso una sintesi dei seguenti documenti cartografici, riguardanti le frane e i dissesti, attualmente disponibili:

-      la Carta Derivata della Propensione al Dissesto allegata al precedente PUT della Regione Umbria (1982);

-      la Carta delle Frane e dei Dissesti del nuovo PUT (L.R. 27/2000) che in larga parte deriva dalla  carta inventario dei movimenti franosi della Regione Umbria ed aree limitrofe (CNR - Guzzetti & Cardinali, 1989);

-      l'archivio del Progetto AVI (Censimento delle Aree Italiane Vulnerate da Calamità Idrogeologiche - CNR-GNDCI);

-      le aree in frana riportate nel Piano Stralcio dell'Autorità di Bacino del Tevere;

-      l'Atlante Regionale "Studio dei Centri Abitati Instabili in Umbria" (Progetto SCAI, Regione dell'Umbria - CNR).

I vari documenti di partenza sono realizzati secondo approcci nettamente differenti tra loro: la Carta Derivata della Propensione al Dissesto fornisce infatti indicazioni sulle aree potenzialmente instabili della regione ma non confronta la potenziale instabilità con la reale distribuzione delle frane; gli altri documenti forniscono invece un vero e proprio inventario delle frane e danno un quadro generale sulla reale distribuzione dei movimenti franosi.

Entrambi i tipi di informazione sulla stessa carta sono stati riportati sulla carta A.1.1.2. In questo modo l’elaborato permette un confronto tra la franosità “reale” e la franosità “potenziale” e consente una verifica diretta della validità del metodo utilizzato per definire la propensione al dissesto

La Carta Derivata della Propensione al Dissesto consente una prima valutazione della tendenza all'instabilità del territorio studiato. Viene riportata una zonazione della propensione al dissesto distinguendo quattro classi di instabilità sulla base della litologia affiorante e della pendenza del terreno (Sabatini, 1982):

 

Classe I - Aree ad elevata propensione al dissesto.

Aree interessate da movimenti franosi in atto e aree di affioramento delle argille scagliose.

Classe II - Aree a medio alta propensione al dissesto.

Aree di affioramento delle formazioni della Marnoso Arenacea, Bisciaro, Scaglia Cinerea con pendenze > 40%;

aree dei depositi argillosi, sabbiosi, conglomeratici Plio-Pleistocenici in facies fluvio-lacustre o marina, alluvioni recenti, detriti di falda con pendenze > 30%;

zone a pendio subverticale di affioramenti litoidi (travertini, vulcaniti e calcari Mesozoici);

zone interessate da accentuate erosioni superficiali.

Classe III - Aree a medio bassa propensione al dissesto.

Aree di affioramento delle formazioni della Marnoso Arenacea, Bisciaro, Scaglia Cinerea con pendenze comprese fra il 10% ed il 40%;

aree dei depositi argillosi, sabbiosi, conglomeratici Plio-Pleistocenici in facies fluvio-lacustre o marina, alluvioni recenti, detriti di falda con pendenze comprese fra il 10% ed il  30%;

Classe IV - Aree a propensione al dissesto bassa o nulla.

Aree a pendenza <10%;

Affioramenti di calcari Mesozoici, tavertini e vulcaniti.

 

La Carta delle Frane del PUT integrata con i dati dell'Autorità di Bacino del Tevere, l'archivio del Progetto AVI e i dati del progetto SCAI forniscono informazioni di tipo diverso e permettono di avere una visione globale sia della distribuzione, sia della tipologia dei fenomeni franosi nell'area umbra, rappresentando un utile supporto sia per studi regionali di carattere morfologico-evolutivo, sia per l'impostazione di ricerche di dettaglio, puntuali od areali. In particolare i dati contenuti nella carta possono essere utilizzati per studi statistici sulla distribuzione degli eventi franosi, per la determinazione oggettiva, a piccola scala, del grado di suscettibilità a franare e per la valutazione del rischio di frana.

 

Dal confronto tra i due tipi di informazione si nota che:

1.      le aree con la massima concentrazione di frane coincidono grossomodo con le aree ad alta propensione al dissesto (Classe I) (anche se non tutti i corpi di frana riportati nella carta inventario ricadono all' interno delle aree appartenenti alla Classe I);

2.      alcuni settori delle aree a medio-alta (Classe II) e medio-bassa (Classe III) propensione al dissesto presentano una stessa densità di fenomeni franosi, indicando che, almeno localmente, la distinzione tra le due classi è imprecisa e rispecchia solo parzialmente la realta geologica;

3.      le aree potenzialmente stabili (Classe IV) presentano una bassissima concentrazione di dissesti e frane.

4.      la carta della propensione al dissesto non tiene conto di tutti quei fattori "non geologici" (intervento dell'uomo) che possono aver accellerato, ed in certi casi possono aver giocato un ruolo determinante,   nello sviluppo di movimenti franosi.

In conclusione c'è una buona convergenza tra la propensione al dissesto e la franosità reale per quanto riguarda i casi estremi (aree fortemente instabili ed aree stabili), mentre la distinzione tra le aree a medio-alta (Classe II) e medio-bassa (Classe III) propensione al dissesto appare talvolta arbitraria.

E' necessario infine sottolineare sia l'elaborato A.1.1.2 del PTCP che le carte di partenza rappresentano studi a carattere generale, classificativo e/o statistico, che non devono essere utilizzate per valutare la stabilità di un singolo sito, per il quale devono essere effettuati studi geologici e geotecnici accurati.

Parte delle informazioni contenute nell'elaborato A.1.1.2 sono state riportate nella carta di sintesi A.1.3 Sensibilità al Rischio Geomorfologico e Sismico.